3 storie ispiranti di crescita post traumatica


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3 storie ispiranti di crescita post traumatica

Nel 2004 Jessica Harthcock, un’atleta delle scuole superiori a Evansville, Indiana, si stava preparando per un gara di tuffi dal trampolino. Stava lavorando con il suo allenatore, esercitandosi su un tuffo doppio raggruppato con una giravolta in una piscina piena di gommapiuma. Dopo circa due ore di allenamento, appena prima di terminare la giornata, decise di farne un altro.

“Sapevo quando sono atterrata, che era abbastanza grave. Il mio corpo intero è diventato insensibile. Non riuscivo a parlare. Non provavo dolore lancinante, ma sapevo che c’era qualcosa che non andava.”

Collo rotto e schiena paralizzata dalle anche in giù.

Per Tim Scrivner di Dallas, il momento che gli ha cambiato la vita è stata una chiamata nel 2001. “Avevo circa 20 anni, lavoravo come personal trainer in un centro benessere. Era sabato mattina. Ho incontrato qualche cliente, sono tornato alla casa che affittavo con altri quattro amici. Mi sono preparato qualcosa da mangiare e mi sono seduto a guardare un po’ di football. Stavano giocando i Longhorns (Università del Texas). La mia ragazza ed io saremmo andati alla festa di Halloween quella sera.

Verso mezzogiorno un collega, Scrivner chiama con una cattiva notiza. “All’inizio, ho pensato stesse scherzando. Ho pensato che stesse facendo lo stupido.”

La madre di Scrivner aveva avuto un infarto mentre stava portando la sorella e la nipote di 3 anni e mezzo ad una festa. La sua macchina aveva sterzato nel traffico, lei e la sorella di Scrivner erano morti sul colpo. Sua nipote, Katlynn, aveva subito una frattura del bacino e danno celebrale permanente.

“Ascolti storie del genere, ma quando sono così personali... non sei mai preparato, tutti crediamo di essere in qualche modo diversi, che queste sono cose che accadono ad altre persone.”

Prima e dopo possono anche essere molto più lenti.

Nel 2010 Kelly Hager era un’agente immobiliare a St. Luis con marito e un figlio di 3 anni. Era una grande lavoratrice, motivata e testarda. “Ero decisamente quel tipo di persona sulla strada del successo”, racconta.

Una notte la testa inizia a farle male. Molto male. “Sentivo come se stessi annegando nel mio cervello,” ricorda ancora. Suo marito le suggerì di prendere un paio di aspirine dicendole che se si fosse sentita male la mattina successiva, sarebbero andati in ospedale.

Il suo livello di potassio e sale erano bassissimi, e la pressione sanguigna era alle stelle, e non riusciva a trattenere liquidi. I medici non sapevano perchè. La mandarono a casa dopo una settimana, ma tornò alcuni giorni dopo. Un’altra settimana, e la mandarono a casa di nuovo. Le sue condizioni erano peggiorate. “Non riuscivo a trovare il bagno in casa mia. Ho sbattuto contro un muro. Sono caduta. Ero molto disorientata.”

“Tutti crediamo di essere in qualche modo diversi, che queste sono cose che succedono ad altre persone.”

I suoi organi stavano collassando. Venne ricoverata, e i dottori la indussero al coma. Anche se non sapevano (e ancora non sanno) perchè si fosse ammalata, si risvegliò due settimane dopo. “Ero così sollevata di svegliarmi, era come una gioia che non avevo mai sentito prima.” Racconta.

L’incubo continuò. La Hager poteva a malapena parlare, non riusciva a leggere e vedeva doppio. Riusciva a fatica a camminare. E il giorno in cui è stata spostata dalla terapia intensiva a una normale stanza d’ospedale, suo marito le chiese il divorzio.
 

I dettagli sono diversi, ma Harthcock, Scrivner e Hager hanno quattro cose in comune: hanno subito traumi quasi incomprensibili. Hanno attraversato anni difficili. La loro vita è cambiata per sempre. E tutti affermano, che le loro vite sono state migliorate dalle difficoltà estreme e dalle perdite.

La definizione delle loro riprese è “la crescita post traumatica”.

Il disordine da stress post traumatico è una condizione molto conosciuta e sempre meglio compresa; i ricercatori conoscono persino come l’esposizione ad eventi che mettono in pericolo la vita possano cambiare il cervello. Ora gli scienziati stanno volgendo l’attenzione alla crescita post traumatica, che è altrettanto comune ma molto meno compresa.

La crescita post traumatica come è stata definita da Richard G. Tedeschi e Lawrence G. Calhoun, della University of North Carolina, Charlotte, i ricercatori che hanno cognato il termine, è “un cambio positivo vissuto come risultato delle difficoltà di una crisi importante o di un evento traumatico.”

La crescita post traumatica non avviene al posto dello stress post traumatico. Non rende un trauma meno traumatico; Tedeschi e Calhoun non suggeriscono che il trauma sia un evento positivo. E la strada dal trauma alla crescita non è una linea retta.

“Non è un processo semplice. Non siamo Pollyanna di fronte a situazioni del genere. La crescita post traumatica non lascia a lato il disturbo post traumatico; può continuare. Ciò che la crescita post traumatica può fare è rendere alcuni sintomi più tollerabili, e la persona che evidenzia questi sintomi tende a capire non rappresentano tutto il quadro, “ afferma Tedeschi.

I modi in cui le persone cambiano

I cambi positivi, di solito si manifestano in queste aree:

- Senso di nuove opportunità che affacciano

- Relazioni più intime o nuovo senso di connessione con altre persone che hanno sofferto.

- Maggior consapevolezza della propria forza

- Maggior gratitudine verso la vita in generale

- Maggior profondità o cambio in credi religiosi

Tedeschi e Calhoun, che hanno creato un inventario che i ricercatori possono usare per studiare la crescita post traumatica, hanno a che fare con un certo scetticismo da parte di altri scienziati. “Alcune persone dicono che non ci si dovrebbe fidare di auto certificazioni di crescita, che si prendono in giro da soli. Non penso che le persone che parlano così, abbiano parlato molto personalmente ad alcuni sopravvissuti a traumi, “ dice Tedeschi.

Jim Rendon, autore di Upside: The New Science of Post-Traumatic Growth, era tra gli scettici quando per la prima volta ha sentito parlare di crescita post traumatica mentre stava lavorando a un articolo sull’idoneità completa del soldato per il New York Times. “Mi è sembrato un po’ troppo bello per essere vero. Ero davvero sorpreso ed interessato nello scoprire che la maggior parte dei soldati con cui avevo parlato aveva vissuto cambiamenti positivi quando avevo chiesto loro dello stress post-traumatico. Erano molto rapidi nel dire che si sentivano vicini alle loro famiglie che provavano più senso di appagamento e significato nelle loro vite quotidiane.”

Quello che aveva sentito da soldati, in combinazione con l’esperienza di suo padre come sopravvissuto all’Olocausto, ha ispirato Rendon a scrivere Upside, e mentre lavorava al libro è stato nuovamente sorpreso da quante persone che avevano vissuto traumi inesplicabili dicessero, “Se dovessi rifarlo, lo farei.” O “sono grato per quanto mi è accaduto.”

In verità, numerosi studi dimostrano che circa la metà o più dei sopravvissuti a un trauma riporta alcuni tipi di cambiamenti positivi.

Nelle loro ricerche, Tedeschi e Calhoun hanno scoperto che le persone che sono ben in equilibrio sono quelle che hanno più possibilità di vedere la maggior crescita post traumatica. “Le persone che sono psicologicamente molto vulnerabili possono non essere in grado di gestire il trauma nella maggior parte dei tratti fondamentali e passare attraverso un processo che produca alcun tipo di crescita. E le persone che hanno essenzialmente imparato la lezione e sono resilienti e capaci non hanno bisogno di espandere il loro sistema di credo. Sono le persone che stanno nel mezzo quelle che hanno più possibilità di mostrare benefici.” Dice Tedeschi.

La ricerca ha inoltre identificato fattori che possono contribuire alla crescita post-traumatica, individualmente o nell’insieme. Questi includono supporto da altre persone; una visione ottimista; trovare conforto nella fede; espressione personale e comunicazione (parlare o scrivere delle proprie sensazioni): arte, ballo o altre forme di espressione creativa; e ciò che Tedeschi e Calhoun chiamano “riflessione deliberata”, che è pensare riguardo all’esperienza e alle sue implicazioni per il futuro e abbandonare la vita immaginata per adattarsi.

Appoggiarsi agli altri

Per Harthcock, il supporto di altri è stata la chiave. Nel raccontare la sua storia, non lesina menzioni di persone “fantastiche” che l’hanno supportata: i suoi genitori, che, nonostante lo scetticismo dei dottori, l’hanno supportata nella ricerca, durata anni e nell’intero paese, di terapisti che la potessero aiutare a camminare ancora; amici e famiglia che hanno raccolto fondi per lei; la sua compagna di comunità che l’ha accolta con un abbraccio; compagni di scuola che l’hanno portata quando non poteva camminare; professori e mentori che l’hanno incoraggiata a iniziare il suo business; il fisioterapista che poi sarebbe diventato il “marito rock star”.

Anche Hager, menziona l’aiuto di altri da quando ha riguadagnato forza e ha re-imparato a camminare, leggere ed altre funzioni basiche. “Ero un’ameba,” racconta. I suoi genitori, che erano volati dalla California per starle vicino quando si è ammalata, hanno traslocato da lei quando è stata dimessa dall’ospedale, rimanendo un anno e mezzo.

E imparare a fare affidamento sugli altri è parte della crescita positiva che ha vissuto Hager. “Avevo persone che lavoravano per me, ma non capivo realmente cosa fosse il lavoro di squadra, non capivo il beneficio di avere una squadra. Quando non ero in grado di lavorare, quel team si è davvero preso cura di me e degli affari.”

Riflettere

Il percorso di Scrivner ha incluso una grande dose di riflessione deliberata. Questa azione, la riflessione sugli incidenti, ha una cattiva reputazione; una prova è il collegamento con aumento di depressione. Ma la riflessione deliberata avviene nella ricerca di significato; Rendon la chiama “raccontare una nuova storia.”

Scrivner ha dovuto ripensare alla visione di se stesso. Lui ed altri membri della famiglia si sono alternati per stare vicino al letto di ospedale della nipote. “Io facevo il turno di mezzanotte. A quel punto, non ero filosofico a riguardo. Sapevo solo che la mia situazione era cambiata. Avevo più o meno 20 anni, un piano per il college di 10 anni, che non prendevo veramente sul serio, lavorando come allenatore, senza responsabilità,” racconta Scrivner.

Ha allontanato ogni idea di essere una buona persona per fare un passo avanti per aiutare nella cura della nipote. “Avrei pensato, No, sono una persona inutile. Tutto quello che volevo fare era uscire e ubriacarmi e divertirmi. Questo è quello che fa una famiglia. Questo è solo il minimo. Non c’è niente di speciale in me. Questo pensiero ha creato tutti i tipi di paranoie mentali che ho dovuto superare.”

Anche se i odttori avevano dichiarato la piccola morta cerebralmente morta, Katlynn ha avuto un recupero sorprendente, seppur limitato. Una volta fuori dall’ospedale, è tornata con il padre nella piccola casa di famiglia, vivendo di fianco al padre di Scrivner. Scrivner si è poi trasferito con il padre ed erano “tre uomini e una bambina” fino a quando problemi legati all’abuso di sostanze hanno messo fuori gioco il cognato di Scrivner.

“Per alcuni mesi, si è trattato solo di un problema di prendersi cura degli affari. Ma quando è tornato ad attività più normali, ha iniziato a soffrire di attacchi di ansia così gravi che è andato al pronto soccorso sicuro di avere un infarto. Perfino la sua educazione cristiana offriva poco conforto: era preoccupato di non aver vissuto bene, si chiedeva come Dio potesse amare un ragazzo come lui e temeva una punizione.

“Avevo a che fare con questo problema internamente: se mia madre e mia sorella erano morte, dovevo morire anch’io. Non riuscivo neanche a leggere la mia Bibbia senza vedere dannazione e come sarei stato fatto fuori in qualsiasi momento.”

Nel frattempo, suo padre si era accorto che se fosse morto in quell’incidente con la moglie, i suoi figli e nipoti, si sarebbero ritrovati in un disastro finanziario. Chiese a Scrivner di incontrare consulenti finanziari per trovare una soluzione. E facendolo Scrivner ha iniziato a chiedere consigli su libri, e questi l’hanno messo sul cammino di una crescita personale.

“Ho iniziato a leggere un sacco, imparavo ogni cosa riguardante gli affari per essere più parsimonioso con il denaro, cose diverse di cui non mi ero mai interessato prima. Ho scoperto Zig Ziglar, ascoltavo il suo cd per strada. Leggevo cose che non avevo mai letto prima, mi esponevo a idee a cui non avrei mai pensato prima.” Scrivner ha imparato l’autoefficacia e come controllare la sua ansia.

Nel 2002 ha sposato Marika, la ragazza che ha attraversato il trauma con lui (e in contemporanea anche uno suo, quando il padre è venuto a mancare in maniera improvvisa). Nel 2004 la coppia ha ottenuto la custodia completa di Katlynn, che è una studentessa alle superiori con deficit cognitivi e sociali; è anche ceca. (La coppia ha anche altri tre figli.) Nel 2013 Scrivner ha smesso di bere alcol. “Anche se bevevo responsabilmente, l’alcol innescava ansia,” racconta.

Scrivner ha portato la sua lezione di vita a lavoro prima come allenatore e poi organizzando maratone come modo per ispirare persone a prendersi cura in maniera responsabile della propria salute e benessere. Questa estensione della sua lezione gli è particolarmente cara perchè sua madre era sovrappeso e la famiglia ha precedenti di problemi di cuore. Quando morì a 59 anni, si è scoperto che era morta di infarto, non per l’incidente in macchina.

Scrivner ha creato un programma di fitness che ha aiutato la città di Dish, Texas, a vincere la Governor’s Cup come la città più in forma del Texas nel 2006. Organizza anche diverse attività sportive Run the Jailbreak in Texas; il nome è un modo per collegarsi al tema che Scrivner vuole promuovere, “liberarsi dal divano, dalle abitudini che vi tengono legati, dalla paura che vi limita, ecc.” La South Padre Marathon che ha lanciato è stata fatta per la prima volta nel novembre 2015.

“Ma la maratona non è il mio punto di arrivo. È solo un altro passo sulla strada per portare più persone ad entusiasmarsi all’idea di vivere una vita salutare, vivere una storia migliore.”
 

Espressione personale

Parlare e/o scrivere di esperienze traumatiche può facilitare la crescita post-traumatica, così come possono farlo gli sforzi creativi. Hager ha fatto entrambi. Mentre stava ancora riguadagnando piene facoltà, le è stato chiesto di parlare di fronte a 8000 persone a un incontro con il suo datore di lavoro, una compagnia nazionale. “Volevano che condividessi quello che avevo imparato sul circondarsi delle persone giuste, sul costruire team. E sono stata capace di alzarmi e comunicarlo.”

Un po’ di tempo dopo, Hager ha incontrato un vecchio amico che lei identificava come particolarmente creativo, che l’ha spinta a scrivere la sua storia. “Centinaia di persone mi avevano detto di scrivere un libro, ma quella era la prima volta che sentivo veramente che la mia storia valeva la pena di essere condivisa. Era unica, diversa. Ho avuto quell’epifania e ho iniziato a scrivere e a parlarne in tuto il mondo.” Hager parla di team-building e altre strategie di business, intrecciandole alle sue esperienze.

Nonostante la sua agenda impegnata, Hager ha anche rallentato per godersi al meglio ogni giorno le persone che la circondano. “Non volevo che mio figlio non avesse una madre. Sapevo che lo dovevo alle persone che mi sono state accanto quando ero nella mia condizione peggiore. Si è innescato qualcosa. Tutto è andato al suo posto. Ho capito come gestire il tempo e l’equilibrio. Ho imparato a delegare, che era una delle cose più difficili per me. Ma una volta capito che il tempo è la più grande risorsa, non il denaro, in quel momento le cose sono cambiate per me.”


 

Fede e ottimismo

Insieme alla sua rete di supporto, la natura ottimista di Harthcock l’ha aiutata a superare il trauma. Anche se i dottori hanno provato ancora ed ancora a persuaderla del fatto che fosse in fase di negazione, non ha mai smesso di cercare e provare nuovi terapisti che l’aiutassero con il suo desiderio di tornare a camminare.

“I dottori hanno esplorato la neuroplasticità della spina vertebrale, e hanno avuto successo. Tutto quello che serviva era sentire una storia finita bene. Continuavo a chiedere, perchè non posso essere io? Volevo tanto riprendermi. Ero concentratissima. Mi dicevo che finchè ero felice facendolo, finchè sentivo che ne traevo qualcosa, avrei continuato. Ho fatto terapia piuttosto dura.”

Dopo quasi due anni di varie terapie, Harthcock ha sentito un muscolo che si smuoveva nella sua coscia destra. Dopo circa tre anni, era capace di fare un passo. Nel 2010, sei anni dopo il suo incidente, camminava di nuovo, anche se rimangono alcune limitazioni. “Non posso camminare nell’oscurità. Non ho ancora sensibilità. Le mi giunture sono ancora fragili. Ci sono ancora cose che possono succedere.”

Harhcok ha preso tutto quello che ha imparato in quegli anni di ricerca e tentate terapie per lanciare la compagnia Utilize Health, che mette in contatto persone con infortuni neurologici con strutture spesso poco utilizzate che offrono terapie specialistiche. E qui è entrata in gioco anche la fede di Harthcock. “Dalla mia fede, essendo andata a una scuola cattolica, sapevo che c’era una ragione se mi era capitato tutto questo. Nei primi anni, non riuscivo a trovare un motivo. Ho provato a cercarlo. Ma ora è molto chiaro. Sento davvero che è così che posso fare la differenza. Ci sono così tante persone che mi hanno dato qualcosa; in questo modo posso dare a mia volta.”

La gioia del recupero

Nella vita del “dopo”, Hager ha imparato la semplice gioia di prendere una mattina libera e mangiare pancakes con suo figlio.

Scrivner ha aiutato un’intera città a diventare più sana.

Harthcock ha messo in contatto centinaia di persone in condizioni disperate con la speranza. “Ci sono cosi tante cose incredibili che possono venire da un incidente. Io ho un marito straordinario. Vivo il mio sogno ogni giorno. Amo svegliarmi e andare a lavoro. È una vita piuttosto idilliaca.”