Cos’è successo quando ho cercato di smettere di dire parolacce


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Cos’è successo quando ho cercato di smettere di dire parolacce

Sì, la mia famiglia ed io abbiamo urlato cose strane. L’obiettivo era eliminare le parolacce, per almeno un paio di settimane, con la speranza che serrando le nostre labbra potesse anche liberarci dalla negatività. Era tempo di andare in modalità “Ned Flanders”. Sarebbero stati permessi solo esclamazioni mitigate e nessun insulto (“testa di c...!” “Idiota!”).

“F---ulo!” ha detto mio marito Bill, quando gli ho chiesto se sarebbe stato a favore dell’esperimento.

Dire parolacce, dopo tutto, è una delle abitudini più affascinanti dell’essere umano. È vecchia come il mondo, ma ancora capace di stupire. Vi può far guadagnare risate, o rimproveri.

E piuttosto interessante, più ci sono scienziati che la studiano, più capiscono quanto disperatamente ne abbiamo bisogno.

“Dire parolacce gioca numerosi ruoli nell’aiutarci a comunicare, nel gestire e capire le nostre emozioni,” dice la scienziata di una ricerca inglese Emma Byrne. Volete una prova che per noi è cruciale? I bambini di 2 anni inventano espressioni collegate ai no del loro mondo, afferma la Byrne. (Considerate il sempre popolare testadicavolo). Persino gli scimpanzè che usano il linguaggio dei segni possono iniziare ad insultarsi. Come scrive la Byrne nel suo libro, Swearing Is Good for You, la parolaccia “ci insegna molto sul nostro cervello, le nostre menti e persino su come funziona la società.”

(Gesù), è dura!

Gli scivoloni della mia famiglia sono iniziati quasi subito, mi dispiace dirlo. Non che siamo delle bocche più volgari del mondo, ma a parte per Lily (che raramente si spinge oltre “Oh mio Dio!”), diciamo che una commedia sulla nostra famiglia verrebbe trasmessa sulla tv via cavo. Dopo giorni senza parolacce, Bill è tornato a lanciarne nel traffico cittadino. Lily ed io ci tappavamo la bocca con le mani nei momenti di sorpresa, paura e sconcerto durante questi mesi, dopo che le parole bannate uscivano di riflesso come starnuti. Cosa che non sorprenderebbe la scienza.

Ricerche condotte su persone con danni cerebrali e sindrome di Tourette suggeriscono che parolacce impulsive possono coinvolgere diverse strutture del cervello rispetto a linguaggio deliberato – strutture antiche erano legate a emozioni e a processi automatici, scrive Benjamin Beren nel suo libro

Visto che le parole tabù evocano reazioni così forti, si radicano presto.

Le espressioni che adottiamo successivamente, non importa quanto piene di soddisfacenti consonanti, mancano del potere delle parole di cui i nostri genitori ci dicevano che erano cattive. “E’ molto dura non usare quel tipo di parolacce nello stesso modo in cui è difficile non toccarsi un livido,” afferma Byrne.

(Dio), è dura!

Viene fuori che dire parolacce possa, in effetti, alleviare anche il dolore fisico. In uno studio condotto dallo psicologo inglese Richard Stephens, le persone erano capaci di tenere una mano in acqua quasi ghiacciata molto più a lungo se dicevano parolacce mentre lo facevano. Parole neutrali non riuscivano nello scopo. In un altro studio di Stephens, era sul fatto che dire le parolacce dava alle persone più resistenza e forza e le aiutava a pedalare più forte facendo esercizio

Come fanno mere sillabe ad ottenere tutto questo? Dire parolacce sembra essere legato alla risposta attacco-o-fuga che ci prepara per una sfida, mi dice Bergen. Fa aumentare battito cardiaco e pressione sanguigna, incanala il sangue verso le nostre estremità, e ci fa sudare.

Poca sorpresa che riuscire a non dire parolacce quando Bill ha mancato l’uscita dell’autostrada, o Davey si è sentito sommerso dai compiti, o Lily ha visto un ragno, o quando mi è caduto il mio iPhone, sia stata una vittoria grandiosa. “Mi sono sentita come quando mi si è tappato l’orecchio”, ha detto Davey. “Solo questa cosa fastidiosa che non andava bene.”

Sono così dispiaciuto!

Ugualmente difficile: situazioni sociali senza parolacce. Più di una volta durante l’esperimento sociale della mia famiglia, i nostri amici hanno condiviso cattive notizie sulle loro vite, e non ci siamo sentiti abbastanza empatici da dire, “Dio, questo è terribile!” La goffaggine coinvolta nel non dire parolacce può davvero creare una situazione strana. 

Infatti, contrariamente a quanto vostra madre potrebbe avervi insegnato, dire le parolacce può essere la chiave per oliare le ruote delle relazioni. Vogliamo che i nostri amici e colleghi parlino come parliamo noi, dice Byrne. Studi su posti di lavoro sembrano confermare questa ipotesi.

Parole pepate possono persino renderci più influenti. “sappiamo da un po’ che le persone spesso sono percepite come più oneste quando dicono parolacce,” afferma Bergen. E anche più persuasivi. Lo testimonia uno studio alla Northern Illinois University ni cui gli studenti erano più inclini ad essere d’accordo con discorsi che contenevano parolacce. O considerate lo speaker motivazionale Tony Robbins. Nel documentario I Am Not Your Guru, dice che le parole taboo lo aiutano a “interrompere il rumore nella testa delle persone... così è come cambiano.

Poi c’è l’onorato legame fra doppisensi e humor. “Penso che dire le parolacce sia divertente perchè c’è un elemento di shock, sorpressa e incongruenza,” afferma Byrne.

Nonostante tutto questo, e nonostante il fatto che dire le parolacce sia visto sempre meno come provincialismo, soprattutto per gli uomini, può ancora essere visto male. La ricerca suggerisce che se non ci aspettiamo linguaggio colorito da una determinata persona (diciamo un insegnante in classe), allora l’uso potrebbe farci non piacere loro e le loro opinioni. Inoltre, una parolaccia ha il potere di ferire, e non solo in termini di insulti razziali o termini geografici come potreste pensare. A seconda di dove vivete, parole che variano da Dio a tubercolosi possono offendere nel profondo. Byrne spera che la società occidentale si possa attenere a insulti collegati cose “legate alla copulazione e alla escrezione, che sono più o meno le cose che abbiamo in comune, opposti agli insulti che ci dividono.”

Dimenticatevela (quell’innaturale disavventura)

Una sera durante il nostro esperimento, mentre passeggiavamo, Bill ed io abbiamo capito che era vero: non potevamo più parlare di ciò che succedeva senza usare certe parole. E così siamo passati dal lamentarci dei nostri politici più odiati all’ammirare il tramonto e pianificare vacanze. Dopotutto, eravamo d’accordo sul fatto che fosse una delle passeggiate più rilassanti degli ultimi tempi. La vita a casa aveva iniziato ad essere più tranquilla, ora che sentivo meno le parolacce di Bill alle urla del nostro gatto alle 3 di mattina. Bill pure si sentiva un po’ più calmo. “Non dire parolacce mi costringe a pensare, a tenere un po’ di distanza dalla rabbia e a controllarmi,” secondo la sua teoria. Poteva essere che tenere a freno la lingua stesse migliorando il nostro matrimonio e la forza di volontà?

Forse sì, forse no. Non dire parolacce può, logicamente, rendere chi sta intorno più calmo. Sentire qualcuno preso da rabbia o paura “tende a passare la stessa sensazione agli altri,” afferma Byrne. E fare attenzione al vostro linguaggio potrebbe aiutarvi “a fare più attenzione nel regolare le emozioni”, dice Bergen.

D’altro canto, annullare le parolacce coinvolge “un costo di opportunità,” evidenzia Bergen. Quando siete estremamente concentrati sul vostro linguaggio, “forse non prestate sufficiente attenzione ai dettagli della conversazione che avete.” Il chè potrebbe non essere il massimo per un matrimonio. Idem per le liti.

Siamo tornati!

Quando l’esperimento è terminato, la nostra ritrovata libertà aveva un ottimo sapore. “Aveva molto più significato una volta che ero libero di imprecare di nuovo,” ha detto Davey, parlando praticamente per tutta la famiglia. “Come mangiare un dolce quando non l’hai mangiato per tutta la settimana.”

In qualche modo, non abbiamo detto più le parolacce tanto quanto eravamo soliti farlo. Forse il periodo senza ci ha ricordato, dice Byrne che “se non ci sono taboo rimasti perchè imprecare è normalizzato nel vostro gruppo, non ci sono parole che hanno la potenza di cui avete bisogno (sarebbero insoddisfacenti come sarebbe dire cacca per la maggior parte di noi).”

Byrne: “La mia ipotesi è che se non si impreca spesso, allora quando lo si fa, si smuovono di più certe strutture celebrali, perchè la maggior parte delle imprecazioni è dovuta solo a pure emozioni forti,” afferma. Usate parole offensive solo quando le necessitate maggiormente, e vi saranno amiche per tutta la vita.

Il chè suona piuttosto ragionevole alle mie orecchie.