Specchio, specchio, delle mie brame


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Specchio, specchio, delle mie brame

Chris Marvin da ragazzo aveva un rituale segreto che ripeteva tutte le mattine. Chiudeva a chiave la porta della sua stanza e tirava fuori da un cassetto, allineandolo sulla scrivania, quello che a suo dire gli serviva per sopravvivere alla giornata che lo aspettava.

Per  prima  cosa  ingoiava  una  pillola  di  caffeina per svegliarsi, seguita da un paio di antidolorifici per tenere a bada i dolori muscolari delle dueore di allenamento che faceva ogni giorno, sette giorni su sette. Invece dell’acqua, mandava giù i supplementi  e  le  vitamine con un bicchiere  di whisky. Poi si iniettava gli steroidi anabolizzanti  che  aveva  acquistato  sul  mercato  nero.

Rimetteva a posto tutto nei cassetti e usciva, pedalando per un chilometro da casa  sua  all’università, dove studiava scienza dell’esercizio.

“Uno studioso di chinesiologia che ingerisce tutte quelle schifezze? Ero un paradosso vivente”, dice Marvin, che oggi ha 32 anni. Niente  lo  teneva  lontano  dalla palestra, nemmeno gli infortuni gravi per i quali alla fine doveva essere operato. “Un mio amico mi teneva ferma la spalla in modo che non si dislocasse mentre facevo i curl. Saltare un allenamento per me non era un’opzione contemplata. Mi sentivo indistruttibile.”

A 25 anni Marvin pesava 95 chili ed era così gonfio di muscoli da sembrare Hulk. Quando ha smesso con gli steroidi e ha iniziato ad assumere marijuana sintetica, ecstasy, sonniferi e Valium (oltre agli antidolorifici e all’alcol) è sceso a 64 chili ed è caduto in depressione. A un certo punto è finito in un ospedale psichiatrico, dove è rimasto a lungo. “Avevo preso così tante droghe che non ho dormito per otto giorni, il loro effetto combinato era potentissimo. A quel punto ho scoperto di soffrire di dismorfia muscolare,  un’ossessione  legata  ai  muscoli  e  all’aspetto  fisico.  Non  ne avevo mai sentito parlare.”

QUANTO HAI PAURA DI NON ESSERE IN FORMA?

Marvin da questo punto di vista è un caso da manuale. Alle superiori pesava 70 chili per 1 metro e 80 di altezza. Era scoordinato e poco atletico, giocava a basket ma era sempre in panchina ed è diventato lo zimbello dei suoi compagni anche in palestra. Le ricerche dimostrano che i bambini maschi già dai 6 anni di età sentono il desiderio di essere forti e muscolosi e, crescendo, sono più portati a sviluppare il loro fisico se sono stati umiliati per via del loro fisico. Al cinema l’uomo ideale è muscoloso, forte, macho. I grassi, viceversa, sono vittime di gag o fanno gli attori comici. Anche sulle riviste in copertina ci sono gli uomini muscolosi e in forma. Persino nella realtà virtuale i protagonisti  dei  videogiochi  sono  magri  e  muscolosi  e,  stando  alle ricerche, chi utilizza avatar di questo tipo al termine del gioco ha una minor autostima.

“Quando siamo bombardati da immagini di uomini muscolosi finiamo  per  non  essere  soddisfatti  di  noi  stessi”,  dice  Stuart Murray,  psicologo  clinico  della  University  of  California  San Francisco. “Molte delle immagini che vediamo sono modificate con Photoshop e i modelli spesso si sottopongono a diete estreme prima di un servizio fotografico.”

Il corpo maschile ideale nella cultura occidentale moderna ha un petto a V, con braccia grandi e muscolose, spalle larghe, lo stomaco piatto e la vita stretta. Secondo uno studio 9 ragazzi su 10 tra i 18  e  i  24  anni  vorrebbero  essere più muscolosi  e  più  del  90  per cento degli adolescenti maschi fa esercizio per sviluppare i muscoli, mentre almeno due terzi di loro modificano la dieta per essere più in forma. Quasi il 6 per cento, infine, ammette di usare steroidi, non solo per il fisico ma anche l’estetica.

GROSSO, MUSCOLOSO E PIENO DI RAGAZZE

Prima  di  andare  all’università  Marvin  ha  avuto  una  visione: “Voglio essere grosso, muscoloso, andare in moto, avere tante ragazze,  essere  atletico.” Così  ha  iniziato  ad  allenarsi  ma  non  era molto pratico di che cosa fare. Qualche mese più tardi ha comprato i primi steroidi da un conoscente e ha imparato a iniettarseli. “Avevo 21 anni e mezzo. Il mio testosterone era a un livello altissimo eppure per me non era abbastanza”, dice. “Volevo tutto e subito. Quando ho messo su i primi 10 chili di muscoli ero stupefatto, mi sentivo  potente  e  sicuro di me.  Con  le  droghe  ero  diventato quello che da solo non riuscivo a essere. Mi sentivo più intelligente, più brillante, più sexy.”

Ma gli steroidi, ovviamente, non sono riusciti a guarirlo dal desiderio  di  essere  sempre  più  muscoloso,  sintomo  della  dismorfia muscolare. Questo disturbo ha portato Marvin a concentrarsi ossessivamente su quelli che percepiva come difetti.

“Gli uomini sono socialmente programmati per non essere soddisfatti,  per  non  compiacersi  dei  proprio  successi,  per  cercare sempre qualcosa di più”, dice Murray. “E questo porta a una costante insoddisfazione.”

Marvin soffre di quasi ognuno dei sintomi associati alla dismorfia muscolare (fai anche tu il test qui sotto). Aveva sbalzi di umore, era depresso e ansioso e viveva in uno stato di panico costante, soprattutto quando aveva a che fare con uomini più muscolosi di lui. Si guardava di continuo allo specchio concentrandosi solo sui suoi difetti. Non riusciva ad  avere rapporti  sociali  se non aveva prima fumato la marijuana, che gli dava un minimo di sicurezza.

Quando  la  ragazza  lo  ha  lasciato  ha  pensato  di  suicidarsi  ogni giorno per due anni.

EFFETTI COLLATERALI INDESIDERATI

Quando Marvin ha smesso di prendere steroidi, nel 2013, si è trovato di fronte a un nuovo problema: il suo corpo non produceva più il testosterone in maniera naturale, una condizione chiamata ipogonadismo indotto da steroidi. Adesso applica tutti i giorni una crema con androgeni prescritta dal medico, che applica, a rotazione, sulle braccia o sul petto (la sua ragazza non può toccare quella parte per ore, perché basterebbe sfiorare la zona per sballare il suo equilibrio ormonale e danneggiare la sua salute). Per via dei danni ai legamenti e ai tendini causati dal suo folle regime di allenamento in passato Marvin si sveglia ogni giorno con dolori a ogni giuntura. “Mi sono rovinato la salute per sempre”, si lamenta. “Con il tempo la terapia che ho seguito mi ha aiutato a capire che quello che sono esternamente non corrisponde e non condiziona quello che sono dentro di me. Una volta mi identificavo con i miei allenamenti, la mia dieta, la mia apparenza ma ora non più.”

NON SAREMO MAI FORTI ABBASTANZA

“La società ci ha convinto che noi uomini siamo forti e che non possiamo  cadere  vittima  di  certe  malattie”,  dice  Dan  Stein,  un 35enne forte e muscoloso che è quasi morto per colpa di questi disordini alimentari. Due settimane prima di partire per l’università,  nel  2001,  Stein  pesava  97  chili,  per  colpa  della  sua  dieta  a base di hamburger e soft drink. Deciso a tornare in forma, ha iniziato a correre per 10 km  cinque giorni a settimana e certe volte faceva  anche  sollevamento  pesi.  Quando  è  tornato  a  casa  per Natale era già sceso a 84 chili. Alla fine del primo anno di università pesava 75 chili. Era troppo magro, non aveva muscoli visibili.

L’anno seguente Stein ha avuto come una rivelazione. Per attirare le ragazze non bastava essere magri e in forma: ci volevano i muscoli. Tanti muscoli. Come poteva diventare come quei ragazzi e attirare la giusta attenzione? Pensava che il suo problema fosse la dieta: non era muscoloso e scolpito perché mangiava troppo. In realtà era proprio il contrario: non mangiava abbastanza per mettere su muscoli. La dieta di Stein è diventata così severa che rasentava la fame. Il tutto mentre correva per 80 km alla settimana e faceva sollevamento pesi tre volte al giorno per 90 minuti a sessione. Spesso si svegliava a metà notte, si allenava e poi tornava a dormire.  Assumeva  circa  1000  calorie  al  giorno  e  ne  bruciava 4000. Si sentiva debole.

Ha iniziato a saltare le lezioni per potersi allenare più a lungo e saltando le lezioni veniva bocciato sempre più spesso agli esami.

Così ha mollato l’università ed è tornato a vivere con i suoi genitori, trovando lavoro come cameriere. Ogni sera si chiudeva in camera  a  mangiare,  così  nessuno  poteva  vederlo  ingoiare  solo  la salsa e sputare la pasta. Si concedeva un solo vero pasto all’anno, per  il  Giorno  del  Ringraziamento,  ma  solo  dopo  aver  corso  una mezza maratona alla mattina.

Stein, che è alto 1,78 metri, è arrivato a pesare solo 60 chili. Aveva le occhiaie, le guance scavate e le dita delle mani e dei piedi fredde. “Avevo sempre le mani gelate. Ho iniziato a pensare che forse c’era qualcosa che non andava in me. È stato allora che mi sono reso  conto  di  essere  anoressico. In quel momento mi sono  reso conto che se non mi fossi dato una regolata sarei morto.”

SCOPRI CHE COSA È DAVVERO IMPORTANTE

I disordini alimentari colpiscono gli uomini di tutte le età, razze, etnie e orientamenti sessuali. Si stima che 10 milioni di uomini solo negli Stati Uniti siano affetti, durante la loro vita, da un qualche genere di disordine alimentare, un disturbo che ha un tasso di  mortalità  superiore  tra  tutti  i  disturbi  mentali.  “Dobbiamo educare le persone a sapere che cosa conta”, spiega lo psicoterapeuta Andrew Walen, presidente della National Association  for Males with Eating Disorders americana. “Quello che conta non è la bellezza ma quello che ti rende speciale: la tua umanità, la tua empatia, la tua gentilezza. Sono queste le cose che devono emergere da te e che devi trasmettere agli altri. Il corpo è la tua casa e devi prendertene cura, ma non devi rovinarlo per adeguarti a un criterio estetico imposto da altri.”

Tra i primi segnali di avvertimento che il corpo invia per comuni- carti che è sta veramente male ci sono la disidratazione, il battito rallentato, la pressione bassa e una minor temperatura corporea.

Disturbi che presi singolarmente sono abbastanza generici, tant’è che i medici spesso, nel caso di pazienti maschi, non capiscono il problema alla base. Walen ricorda di essere stato contattato dai genitori di un quattordicenne che aveva perso più del 20 per cento del peso corporeo in soli tre mesi. Era diventato un patito della corsa, del ciclismo e del sollevamento pesi e aveva anche grossi problemi emotivi. Secondo Walen si trattava di disordini alimentari e ha prescritto una serie di esami per controllare che il fisico non fosse compromesso ma il medico di base del ragazzo non ha creduto alla diagnosi. Ha commentato che con un fisico così non poteva stare male. Quando però ha visto i risultati degli esami del sangue non credeva ai suoi occhi: i reni stavano cedendo e anche il fegato era compromesso.

DEVI CAMBIARE QUESTA MENTALIÀ

Walen, 45 anni, capisce i disordini alimentari meglio di chiunque altro. È stato un paziente prima di diventare un terapeuta. Nel 1997 una risonanza magnetica ha rivelato che la sua ossessione per la corsa aveva ridotto molto male il bacino. Temendo di dover andare sotto i ferri prima ancora di aver compiuto 30 anni Walen è passato al sollevamento pesi. Se non poteva essere magro come voleva, aveva deciso di essere almeno muscoloso. Era così ossessionato dal sollevamento pesi da rompersi la cuffia dei rotatori di entrambe le spalle. “Soffrivo chiaramente di disordini alimentari, di dismorfia muscolare e di disturbi legati all’immagine del mio corpo”, dice.

Sperando di trovare aiuto, Walen è andato a una conferenza sui disordini alimentari ma si è sentito fuori luogo quando ha scoperto che gli altri uomini presenti erano i padri di ragazzine che soffrivano di questi disturbi. L’unico libro che ha trovato e che parlava di anoressia maschile, concentrandosi sui wrestler, i pugili, gli atleti di arti marziali, i maratoneti e i ginnasti, che sono le categorie più a rischio, non parlava delle sue esperienze, in particolare della sindrome da alimentazione incontrollata e del sollevamento pesi ossessivo. Così nel 2014 ha scritto e pubblicato un libro sull’argomento, per diffondere informazioni e aiutare chi ne soffre a capire e a uscirne. Quando chi ne soffre si rende conto di avere un problema e cerca aiuto spesso è già troppo tardi. Uno studio ha scoperto che tra il 1999 e il 2009 gli uomini che hanno dovuto essere ricoverati per un disordine alimentare sono aumentati del 53 per cento, un aumento doppio rispetto a quello delle donne ricoverate per lo stesso motivo.

LA DISMORFIA MUSCOLARE SI PUÒ SUPERARE

Dan Stein ha combattuto contro l’anoressia per cinque anni e alla fine, secondo lui per miracolo, non è morto e non ha riportato danni permanenti. Oggi vive a Los Angeles e va in palestra cinque giorni a settimana a fare sollevamento pesi. “Sono circondato dagli uomini più belli e in forma della Terra. Ci sono momenti in cui vorrei tanto assomigliare a loro. Ma quando mi trovo a pensare queste cose scaccio quell’idea perché so che mi riporterebbe sulla vecchia strada, quella dei disordini alimentari e della dismorfia muscolare.” Fa cardio per soli 30 minuti a settimana perché non vuole perdere altro peso e nella sua testa il cardio è associato alla perdita di peso.

Mantiene il suo peso forma di 80 chili con il 9 per cento di grasso corporeo facendo sei pasti al giorno e mangiando proteine magre (pollo, albume, pesce), carboidrati complessi (patate dolci, quinoa, pasta integrale), verdure (asparagi, broccoli) e grassi sani (olio di cocco, burro di mandorle, olio di oliva). Ogni tanto si concede anche una fetta di torta. Anche Chris Marvin ha avuto una trasformazione simile. Si è reso conto che si stava uccidendo e che aveva bisogno di aiuto. Dopo essere stato in un centro di recupero per tre mesi, adesso Marvin è pulito e non prende droghe da cinque anni. Al mattino ora si beve un caffè e recita una preghiera che ha scritto quando è uscito dal centro di riabilitazione: “liberami dalle mie paure e insicurezze e sostituiscile con l’amore per me stesso e l’autoaccettazione”. Oggi Marvin ha un suo centro di recupero nel quale aiuta persone come lui a liberarsi della dipendenza da droga e alcol e a farsi veri muscoli, con workout sani. Ma anche se riga dritto Marvin sa che dentro di lui, nascosta da qualche parte, c’è ancora quella follia autodistruttiva che lo ha portato quasi alla morte anni fa. Ogni volta che posta una sua foto senza maglietta su Instagram (una strategia che funziona per attirare like e far funzionare il suo business ma anche un vero rischio per chi soffriva di dismorfia muscolare) ha paura di scatenare le sue vecchie insicurezze o di farne venire di nuove ai suoi pazienti e ai suoi follower. Il suo recupero e la sua salute sono sempre sul filo del rasoio. È un gioco di equilibrismo chenon può permettersi di perdere.