"Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia" Carl Gustav Jung


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"Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia" Carl Gustav Jung

In questo momento storico è delicato parlare di volersi bene, di amarsi.

Molti studiosi, psicologi, antropologi, filosofi e sociologi, definiscono la nostra come una società centrata sull’Io, con una visione del mondo mirata su di sé. Sebbene non ci siano dati clinici certi che confermino la crescita del vero e proprio disturbo di personalità narcisista, è indubbio che la propensione all’egoismo sta dilagando anche nelle piccole faccende quotidiane (la coda in macchina, la precedenza agli incroci, i parcheggi, ecc.).

Tuttavia, forse il concetto di volersi bene merita un pensiero un po’ più approfondito rispetto ai luoghi comuni. Per amarsi non serve mettersi una crema antirughe costosa o comprare l’ultimo smartphone, come vogliono farci credere molte aziende.

Se è vero che, come sostengono molti pensatori moderni, noi abbiamo confuso l’essere con l’apparire, non siamo più in grado di reggere la minima frustrazione, e ci siamo scordati completamente dei nostri bisogni primari, beh, allora forse sarebbe il caso di ricominciare rivedendo dal principio le nostre priorità.

Tra i nostri bisogni primari esiste per esempio quello di appartenenza, cioè quello di sentirsi profondamente legato ad altre persone (un partner, la famiglia, un gruppo di amici) e questo si ottiene investendo energie, tempo, dedizione e cura in queste relazioni, non per ottenere qualche cosa in cambio, ma perché queste persone sono importanti per noi.

APPARIRE = ESSERE
Prendiamo per esempio l’uso dei social; apparentemente sono un grande strumento di comunicazione ma spesso finiscono per diventare un megafono di esaltazione narcisistica e voyeuristica. Più o meno inconsciamente tutti si interessano dei fatti altrui e vanno a curiosare sui profili per confrontarsi, cercando un parametro di bellezza, di divertimento, nella speranza di prevalere: «Ho più contatti di te, sono più bella, ho partecipato a più feste, la mia vacanza era migliore…». Se ci fate caso, foto e frasi postate sono troppo spesso completamente auto riferite, e poco interessanti per il prossimo.

Da un punto di vista logico e non egoico dovremmo postare solo cose che ci hanno emozionato o interessato e che pensiamo possano emozionare e interessare anche altri… Fotografare il nostro piatto o un posto alla moda in cui siamo stati, non arricchisce nessuno e difficilmente interesserà a qualcuno...

La cura del corpo, per fare un altro esempio, non dovrebbe essere una “vetrina” per mostrare quanto siamo in forma, così da suscitare invidia, ma per far vedere che se siamo in salute e in forze possiamo vivere meglio godendoci quanto la nostra vita ci offre, sottolineando, magari, il tempo che spendiamo per gli altri.

QUESTIONE DI METODO 
Molti studi dimostrano che noi abbiamo perso la nostra capacità di concentrarci e andare a fondo nelle cose. Questo atteggiamento ci espone a insidie e facili manipolazioni in un mondo che parla più per slogan che per concetti e idee. La parola “amarsi” non deve necessariamente essere riferita al corpo ma anche alla mente.

Chi si prende cura del proprio intelletto, non solo riuscirà a gestire meglio l’ansia e lo stress, ma potrà crescere culturalmente, scindendo, in modo sempre più chiaro, i miraggi dalle vere opportunità. Potrebbe essere una buona cosa, una volta ogni tanto, leggere un quotidiano, un libro o una rivista, per tentare di approfondire un argomento di attualità che desta il nostro interesse, superando la pigrizia che ci spinge a limitarci ai riassunti che troviamo in internet. Un buon esercizio, ad esempio, sarebbe quello di leggere un classico dove, il linguaggio non consueto e il ritmo della narrazione più lento, ci costringerebbe a un maggior impegno.

Amarsi rinforzando gli aspetti narcisistici, che peraltro tutti abbiamo, ci porta in realtà ad accentuare le nostre fragilità. Basare il nostro senso di amabilità sull’effimero gioco di specchi di cui ci circondiamo, mina dalle fondamenta il nostro equilibrio, e ci allontana dalla possibilità di ricevere nutrimento dalle relazioni.

LA CULTURA NARCISITICA
La trappola di una cultura narcisistica risiede nel fatto che, ponendoci al centro dell’universo, ci aspettiamo che gli altri debbano orbitare intorno a noi, con il solo compito di soddisfare il nostro incolmabile bisogno di conferme. Quindi, per esempio, quando andiamo a ricevimento dai professori dei nostri figli, noi andiamo con la speranza, forse non del tutto conscia, di confermare la nostra bravura come genitori attraverso le lodi ai nostri figli. Quando questo non accade, perché magari nostro figlio non si impegna abbastanza nello studio, noi cerchiamo giustificazioni nell’incompetenza dell’insegnante o nell’inadeguatezza dei programmi, per evitare di confrontarci con la frustrazione dei nostri bisogni di conferma. Questa dinamica non solo alimenterà la nostra delusione, ma genererà in nostro figlio lo stesso malessere esistenziale che gli renderà molto difficile la vita di relazione. Sarebbe invece un grande atto di amore nei nostri confronti (e nei suoi) prendere atto di quanto accade al netto delle facili scuse, cercando di risolvere la situazione attribuendo a noi stessi le nostre responsabilità e a nostro figlio le sue. Sia noi che nostro figlio ne trarremmo grande giovamento. Amare noi stessi non significa prendersi il tempo per andare in palestra o dall’estetista; queste attività hanno senso solo se partiamo dalla costruzione di noi come individui bisognosi di amore, comprensione e accettazione. Partendo da questo principio dobbiamo accettare anche che non siamo soli nell’universo, e che quindi tutti meritano le stesse cose a cui noi aneliamo, e che tocca anche a noi concedergliele. La crescita emotiva e intellettiva è un percorso comune che dura tutta la vita, per questo, la rinuncia alle gratificazioni narcisistiche è un passo fondamentale per il nostro senso di amabilità interiore. Può sembrare strano, ma è proprio quando ci sottraiamo dal cono di luce dei riflettori che la nostra anima finalmente risplende e con lei quella di tutte le persone che ci circondano.