I dubbi nello SCEGLIERE, il terrore nel DECIDERE


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I dubbi nello SCEGLIERE, il terrore nel DECIDERE

Se stai leggendo questo articolo fai quasi certamente parte di quel considerevole numero di persone che stanno vivendo, o hanno vissuto recentemente, un conflitto di scelta, un contrasto interiore relativo a una decisione da prendere, trovandosi in bilico tra l’agire e il non agire, tra un’opzione e un’altra, o tra più opzioni.

Almeno la metà dei pazienti che si rivolgono agli psicoterapeuti, dopo aver dichiarato disturbi dell’emotività o nel rapporto con gli altri, scoprono che alla base della loro sofferenza c’è un problema legato al non sentirsi liberi di scegliere e decidere.

È per questo motivo che spesso, attorno ai quaranta o cinquant’anni, si vive la ben nota “crisi di mezza età”, quando si affaccia prepotentemente la consapevolezza che stanno vivendo una vita che non li appartiene, e che non stanno facendo ciò che li rende veramente felici.

Non scegliere è comunque una scelta perché permettiamo agli altri di scegliere per noi...

Se questo modo di agire è accettabile da bambini, non lo è certamente nella maggiore età.

Secondo lo psicologo Stefano Benemeglio, queste situazioni di timore e indecisione, relative alla capacità di scegliere serenamente, si manifestano in chi risente, da adulto, di tre particolari “profezie genitoriali” che espliciteremo in seguito. Come base di partenza è bene precisare che si tratta di credenze negative trasmesse al figlio, fin dalla tenera età, capaci di creare, in seguito, forti paure (consce o inconsce) con cui si dovrà confrontare ogni volta che prenderà una decisione rilevante.

Il genitore vive spesso il timore che i figli possano fallire proprio dove lui stesso ha fallito, o quantomeno che vivano disagi pari ai suoi, nelle tre grandi aree della vita: sentimentale-affettiva, sessuale-passionale e autorealizzazione-lavoro.

La prima profezia è quella del presagio di sventura: il genitore esorta oltremisura il figlio a porre attenzione a ogni scelta che compie, perché la disgrazia, il fallimento, è dietro l’angolo e, chi non sa tenerne conto, rischia grosso quando decide di: “lasciare il certo per l’incerto”.

La seconda è quella legata all’idea di incapacità; in questo caso il figlio non si sentirà all’altezza di prendere decisioni perché una voce nel suo profondo gli sussurra che forse il genitore aveva ragione quando, fin da piccolo, gli rimarcava le sue mancanze nel portare a termine anche dei semplici progetti, come se fosse presente, in lui, una sorta di “difetto”.

La terza è definita idea di impedimento, cioè il figlio non otterrà il successo, né il raggiungimento dei suoi sogni, perché scegliendo in modo sbagliato, si sarà affidato alle peggiori persone o situazioni, le quali non potranno che ostacolarlo e danneggiarlo.

Queste azioni educative, dettate da paure e insoddisfazioni di un genitore infelice, insoddisfatto e preoccupato di fallire nella sua azione educativa, portano grandi insicurezze e veri e propri blocchi ad agire, anche nei soggetti più capaci.

Non scegliendo, si entra dunque in un perverso circolo vizioso: pensiamo di evitare le paure e le successive ansie, senza sapere che il mancato fluire dell’energia emotiva verso i bersagli dei nostri sogni, porterà a un’inspiegabile apatia e a un blocco della creatività, situazioni che, a loro volta, indurranno nuove ansie.

E pensare che ascoltiamo ogni giorno storie di persone che ce l’hanno fatta e hanno plasmato il loro destino, a costo di grandi sofferenze.

Una di queste storie riguarda un noto scrittore, personaggio televisivo e radiofonico: Fabio Volo. Fabio ha raccontato in un’intervista quanto fosse insoddisfatto e preoccupato per il lavoro di panettiere che svolgeva da sempre con tutta la sua famiglia ma che non stava avendo successo. A 23 anni decise di tentare una strada nuova, seguendo il suo istinto. Facendosi coraggio, partì per Londra, senza un soldo, con l’intento di studiare inizialmente l’inglese per realizzare, in seguito, il sogno più grande: mettere a frutto il suo talento di artista. I primi tempi, mentre faceva il lavapiatti nei sobborghi della capitale inglese, furono molto duri, caratterizzati da fortissimi sensi di colpa (per aver lasciato i familiari senza il suo appoggio) che culminavano in crisi di pianto.

Poi, il successo arrivò e la sua storia la conosciamo tutti.

Ecco il punto: ogni giorno si presentano decisioni significative da prendere, e che possono generare dubbi, sofferenze e soprattutto paure.

A cent’anni, ripensando ai trascorsi nostra vita, saremo fieri di aver mantenuto viva la consuetudine senza rischiare, osare, scegliendo di rimanere nella nostra comfort zone, oppure saremo felici per le emozioni che ci siamo concessi seguendo istinto, desideri e sogni, che ci hanno portato verso persone, cose e situazioni, nuove e stimolanti? La risposta è ovvia.

Come mantra motivante, per chi ha paura di decidere, potete appoggiarvi al titolo di un famoso testo della psicologa americana Susan Jeffers: “Feel the fear and do it anyway” (senti la paura e fallo lo stesso), con una sola, piccola aggiunta tutta italiana, per equilibrare l’americana esuberanza… se i dubbi e i timori sono troppo forti, lasciati aiutare e troverai in te stesso il coraggio di cambiare. Esistono molte strade e molte tecniche; sta a te decidere quale seguire… e questo è già il primo passo.