Elogio massimo all'imperfezione



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Elogio massimo all'imperfezione

La realtà può essere guardata, percepita e vissuta in vari modi, adottando differenti approcci. C’è chi ricerca la bellezza in ogni cosa, c’è chi ama vivere in un ambiente glamour, c’è chi rincorre sempre le novità, e poi, c’è chi preferisce uno stile di vita semplice, accogliendo anche le imperfezioni. La filosofia del wabi-sabi è proprio questo: un inno all’imperfezione. Apparentemente la società – che in fondo è costituita da ognuno di noi e siamo noi stessi a plasmarla – richiede a tutti di essere sempre, in ogni circostanza, impeccabili, irreprensibili, veloci, solari, in una parola, perfetti. La filosofia del wabi-sabi va controcorrente a tutto ciò, poiché la bellezza sta proprio nell’imperfezione.

ELEMENTI DI BUDDHISMO ZEN

Questa filosofia non poteva che giungere dall’Oriente e precisamente dal Giappone. Si tratta di un’idea estetica in cui vengono elogiate impermanenza e imperfezione. Infatti, il termine giapponese Wabi indica povertà, semplicità, mentre “sabi” è una parola un po’ più difficile da tradurre, perché, come molti vocaboli giapponesi, il suo significato cambia a seconda delle circostanze. Sabi può voler dire “avvizzito”, “freddo”, ma in generale si riferisce alla bellezza del tempo che passa. “Wabi-sabi” non è solo una filosofia, non è solo una concezione estetica, è anche una visione del mondo e un’arte di vivere.

Leonard Koren, architetto statunitense, artista d’avanguardia e poeta, sintetizza così il concetto di wabi-sabi: «È la bellezza delle cose imperfette, impermanenti e incomplete. È la bellezza delle cose modeste e umili, è la bellezza delle cose atipiche».

Questa filosofia, che è anche arte di vivere, appare dunque strettamente connessa ai principi base del buddhismo zen, ancora molto diffuso anche in Giappone. In questa scuola buddhista sono centrali la semplicità, la contemplazione, la ricerca della verità andando oltre orpelli e sovrastrutture. Si ritiene che il fondatore dell’arte del wabi-sabi sia un monaco zen, Murata Shuko¯ (1423-1502), il quale lo espresse per la prima volta durante la cerimonia del tè, utilizzando oggetti artigianali semplici, e non sontuosi come era in voga all’epoca.

APPREZZARE L’IMPERMANENZA

Spesso si vive pensando che tutto sia per sempre: il denaro, le relazioni, gli oggetti, gli affetti. Nel buddhismo zen, e più in generale nel buddhismo, il principio dell’impermanenza è un elemento cardine. Credere e vivere sapendo che tutto è impermanente non significa vivere la vita in modo superficiale, disinteressato, non nutrendo sentimenti d’amore e d’amicizia.

Tutt’altro. Proprio perché si è consapevoli che nulla è per sempre si guarda e si esperisce il presente con grande intensità, senza nutrire nostalgie verso il passato, né paure o ansie verso il futuro. Accettare l’impermanenza significa cogliere la bellezza anche nelle imperfezioni, proprio come insegna la filosofia wabi-sabi. Accettare e vivere con questa filosofia può sciogliere pesanti attaccamenti che conducono a una profonda sofferenza, inoltre, atteggiamenti autoreferenziali si attenuano, si allentano, in quanto anche il senso “dell’io” appare come qualcosa di mutevole e di relativo, poiché si affina relazionandosi con gli altri. Questo principio spinge a disfarsi del superfluo – oggetti o atteggiamenti – che a volte appesantiscono l’esistenza.

OLTRE LE IDEE CONVENZIONALI DI OSPITALITÀ

Un esempio concreto di wabi-sabi possiamo trovarlo negli ambienti domestici. Quando invitiamo ospiti a casa, spesso, tendiamo a ricercare la perfezione nei dettagli. Tutto deve essere a posto. Questa è una “norma sociale” comunemente accettata, divenuta un ideale cui aspirare. Questo atteggiamento di perfezione (talvolta maniacale) rischia però di allontanare il vero senso dell’accoglienza che non è quello di avere la casa linda, con mobili all’ultima moda, bensì è quello di creare un’atmosfera “genuina”, in cui percepire calore e convivialità, in cui potersi rilassare.

È per questo che, quando entriamo in una casa vissuta – con mobili di legno che mostrano i segni del tempo, o addobbata con oggetti che ci riportano alla nostra infanzia o all’infanzia dei nostri genitori – percepiamo un senso di familiarità, di benessere, in qualche modo ci sentiamo rinfrancati. Sul piano estetico, il wabi-sabi si traduce nell’autenticità degli oggetti. Ciò significa che possono essere definiti wabi-sabi mobili ed elementi dell’arredamento realizzati in modo artigianale, o prodotti localmente partendo da materie naturali o da materiali riciclati. Sono oggetti grezzi, semplici, poco o per niente decorati, accomunati dall’essenzialità.

In questo senso sono privilegiate materie come la ceramica, l’argilla, il legno, il grès, la pietra. I colori dominanti sono tenui, a pastello.

Questi elementi dell’arredamento ci riportano alla natura, all’origine di ogni cosa.

REGOLE ESSENZIALI PER VIVERE IN ACCORDO CON IL WABI-SABI,

* focalizzarsi su ciò che è, amando il momento presente, il quotidiano, l’ordinario, nella sua semplicità piuttosto che concentrarsi su ciò che potrebbe essere;

* apprezzare l’imperfezione nella materia e negli oggetti permette di apprezzare l’imperfezione di se stessi; una ruga in più rivela il vissuto ed è parte della propria crescita, anche interiore;

* accettare quei momenti di sofferenza e di dolore che si presentano lungo il cammino di vita, guardandoli come emozioni costruttive e non distruttive sapendo che tutto è impermanente;

* recuperare il legame con la natura, rispettarla, proteggerla, sono azioni che ci fanno sentire completi, uniti alla fonte di vita primordiale, dato che ogni persona rappresenta un microcosmo ed è unita al più vasto macrocosmo.