Diario di una prostitute. Una prostituta racconta tutto: dentro le camere di un bordello Americano


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Diario di una prostitute. Una prostituta racconta tutto: dentro le camere di un bordello Americano

Vi siete mai chiesti cosa succede veramente in uno dei bordelli legali del Nevada?

Non perché non avete mai voluto visitare un bordello. Siete solo curiosi, nello stesso modo in cui potete essere curiosi su come possa essere per un soldato della marina militare sopravvivere in una palude con solo una cannuccia. È esotico e in qualche modo la maggior parte di noi non farà mai questo tipo di esperienza. Forse avrete visto dei reality show come Cathouse della HBO, o sentito prostitute parlare delle loro vite su Howard Stern. Ma di solito queste sono performance esagerate, e hanno a che fare con la realtà come Survivor ne ha con quello che è veramente vivere su un’isola deserta.

Incontriamo “Lydia” (non è il suo vero nome), una prostituta legale che ha vive e lavora in Nevada da cinque anni. Vendere sesso per vivere non era la sua principale aspirazione. Originariamente aveva considerato una carriera nella medicina sportiva, e si è laureata in arte terapia all’università.

Si è stabilita con quello che chiama “un lavoro molto molto buono una compagnia finanziaria internazionale.” I tagli della ditta l’hanno portata a fare una “serie di lavori per diversi anni, inclusi essere la direttrice di un’indigente clinica finanziata da donazioni e di una farmacia.” Poi si è spostata in Nevada, decidendo di provare la prostituzione legale. “Sembrava come una cosa per senza-cervello,” dice.

“Guadagnare soldi facendo qualcosa del genere, per me, è facile come saltare dal proverbiale treno. O era salire sul proverbiale treno?”.

Ha lavorato in diversi bordelli dello stato, ma ha evitato le strade ha detto. “Ho scelto la strada legale per sicurezza.” Al momento è impiegata in un piccolo bordello (di cui preferisce non fare il nome) in una città di minatori del nord Nevada, diverse centinaia di miglia lontano dalle luci della ribalta (e dei molti soldi) di Las Vegas.

Le abbiamo chiesto di tenere un diario delle sue esperienze durante una settimana tipo, è stata felice di farlo, avvertendoci che probabilmente non sarebbe stato quello che ci aspettavamo.”Non è decisamente la miseria da contrabbandieri che probabilmente credete,” dice. “Ma non è neanche tutto rose e fiori.”

Questo non è un manuale per favorire la prostituzione. Non è neanche un’esposizione oscena, o una scusa per mettersi in mostra. È semplicemente un resoconto onesto, disadorno e non romantico di un’industria che riflette, meglio o peggio, un frammento della sessualità umana. Se volete uno sguardo dall’interno su cosa succede veramente dietro le porte chiuse di un bordello, nel bene, nel male e sì, anche nello schifoso, continuate a leggere.

VENERDì

9.30

Visita settimanale dal dottore. Non possiamo saltarla altrimenti viene ritirato il permesso di lavoro. almeno mi metto vestiti veri e un reggiseno comodo, non quella cosa che mi spinge le tette contro il mento.

La notte scorsa è stata lunga e tediosa; zoccola a tempo pieno fino alle quattro di mattina. Stiletti rosa luccicanti uccidono i polpacci.

9.40

Caffè al bar con le ragazze. Inizieremo a guardare le vetrine a mezzogiorno. Sono contenta di non avere il turno della mattina. Lily sta parlando di un cliente di cui non riusciva a liberarsi la notte scorsa. Ha dovuto cacciarlo per finire in tempo. Era scocciata che gli sia venuto nei capelli e ha mancato l’appuntamento successivo. Entrambe abbiamo gente di ogni tipo, clienti come quello di Lily, o come il mio che è esploso nel momento in cui l’ho toccato. L’appuntamento più breve della storia. La scorsa notte ho avuto a che fare con un altro novellino la cui moglie non gli faceva un pompino.

Ho preso i soldi per il dottore e un piccolo extra per il barista. Non avere il permesso di tenere contante in casa fa semplicemente schifo. La matrona arriva sempre in ritardo con le nostre buste paga. Ora so perché Cinda arrotolava il denaro in un preservativo e se lo portata dentro di lei, l’unico posto che non controllano in un’ispezione delle camere.

13.20

Di ritorno a casa. I poliziotti controllano le mutande del dottore. È ora di mettersi a lavoro.

14.25

Una chiamata da un cliente abituale che si fermerà per il week end. Arriva dall’Oregon ogni qualche mese, per la stessa cosa. Mi spoglia, mi mette a pecora, mi controlla il culo come se fosse un dottore, inizia a parlare della politica canadese mentre mi scopa. (Mi ricorda che serve più lubrificante).

Ogni volta la stessa cosa, la stessa conversazione, sempre 90 minuti di prenotazione. Buon denaro. L’abbiamo soprannominato Dr. Banale.

16.00

È l’ora dello spettacolo! Già due appuntamenti. Il campanello ha appena suonato di nuovo, ancora circa tre minuti prima dell’appuntamento Avon.

18.40

Un branco di idioti è appena andato e venuto. Una volta, solo per una volta, vorrei che potessimo metterli in fila così li potremmo indicare e ridacchiare come fanno loro. Ma la maggior parte di loro sono gentili, vogliono solo qualcuno che li ascolti, che li facciano sentire i più importanti del mondo per qualche minuto.

SABATO

12.30

Mi fa male un piede. Ho di nuovo cambiato le scarpe. Tre appuntamenti, cambiato i vestiti due volte, lavato quattro volte i denti. Mangiato un panino. Sono contenta di avere un barista che sappia cucinare per davvero. Il sesso ti fa venire fame.

Merda. Il campanello, di nuovo. Di nuovo le scarpe indosso, cercherò di non inciampare sul cliente.

15.20

Un altro appuntamento per la notte. Di nuovo il cliente a cui piace incaprettarmi. Le prime due visite l’ho fatto pagare il doppio in modo che un’altra ragazza, Bella, potesse essere nella stanza con noi per sicurezza. È venuto fuori che fosse un tipo a posto, quindi ora sto da sola.

Mi spoglia con finta rudezza, mi mette a faccia in giù sul letto. Mi scopa e mi lega, non troppo stretta, con pezzi di lenzuola, le caviglie legate ai polsi. Ginnastica ritmica da giovane mi ha reso flessibile. Mi viene facile.

Si siede su una sedia nella stanza, nudo, gira, mentre ansima. Finito. Trenta minuti in tutto. Mette un asciugamano sul pavimento di fronte a lui per assicurarsi che non ci sia roba appiccicosa da pulire.

Si lava, mi slega, mi chiede se mi ha legato troppo stretta. Non lo fa mai. Quindici minuti al bar, un veloce drink e una chiacchierata ed è andato. Poi si fa rivedere dopo quattro o cinque mesi.

Quasi ora di andare a letto. Sono cotta. I vestiti possono rimanere sul pavimento per stanotte. Adoro il mio piumino.

11.15

Andare in giro per i corridoi mi ha svegliato. Ora quasi dormo di nuovo, poi un appuntamento e poi un dire parolacce non stop. Peaches ritorna dopo due settimane di vacanza. Darius ha trascinato le sue valige in camera e buttato giù una lampada. Peaches è una piccola bionda fantastica. Darius è nero nero.

Peaches non prende appuntamenti con neri “con rispetto per Darius”. Lo chiama il suo ragazzo ma noi lo conosciamo meglio. E’ il suo pappone. Io lo so bene perché ha cercato di assumermi, non parla molto, dopo avermi prenotato e scopato, una volta. Non posso credere di essere sembrata facile e disperata.

15.00

È ora di prepararsi. La metà di un reparto dei vigili del fuoco del New England passa una settimana all’ Accademia della Scienza del Fuoco, nella città vicino. Uno di loro ha chiamato, informandosi sui prezzi. Il barista gli ha detto i minimo e ha assicurato che non ‘è nessuno obbligo.

Tutte le case accettavano vigili per fuoco, “la moneta” distribuita a tutti i tirocinanti che poteva essere spesa in qualsiasi cosa nelle due città, finchè qualche moralista con potere nell’accademia ha detto che i bordelli non sarebbero stati rimborsati ai vigili del fuoco. Una bella batosta per questi ragazzi.

Chiunque abbia ucciso i nostri ragazzi è probabilmente un altro depravato con un disperato bisgono di un pompino.

19.30

Peaches è al computer di casa, loggata tra le fila del bordello. Sette o otto appuntamenti, mezza dozzina di feste prenotate. Gente appena legale appare presto durante la serata prima di andare in un locale per bere. Di solito sono in compagnia di amici più grandi che si vantano di “non dover pagare per fare sesso”. Dobbiamo ricordargli che devono sempre pagare, in un modo o nell’altro.

19.40

I vigili del fuoco sono qui!

23.15

27 di loro. Sono molto amichevoli, educati e divertenti. Cosa che sembra essere valida per tutti i vigili del fuoco che ci hanno fatto visita. Molti di loro guardano, non prenotano, ma sono generosi con drink e mance, proprio al bar. Sono così intelligenti. Una ventata di aria fresca.

L’estate scorsa sedevo al bar di fianco a un paio di tipo che non riuscivano a smettere di parlare nemmeno in un bordello. Sporadicamente provavano a farmi partecipare. Poi finalmente uno ha detto all’altro “bhe, potrebbe essere un cavallo di una tonalità diversa”, e si è voltato verso di me.

“Scusa, probabilmente non hai idea di cosa significhi, sbaglio?”.

“Riguardo al bovino di tinta dissimulata,” gli ho risposto, e il ho lasciati là-

I vigili del fuoco se ne sono andati, insieme a buona parte dell’inventario di Scotch e birra. Due dei ragazzi single hanno prenotato delle ragazze. Qualcuno ha bisbigliato che sarebbero tornati tra qualche giorno, da soli.