Si ha sempre una scelta e che la possibilità di decidere della propria vita


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Si ha sempre una scelta e che la possibilità di decidere della propria vita

Louanne insegna lettere in un liceo californiano alla classe più difficile dell’istituto, composta da ragazzi indisciplinati, provenienti da famiglie povere e disagiate. Accantonati i classici metodi didattici, l’insegnante, non tenuta in alcuna considerazione dalla classe, cerca di “smuoverli” con la poesia.

Sbadigli, noia e insulti da parte dei ragazzi, più interessati a rinfacciarle i suoi sbagli e a scaricarle addosso le proprie frustrazioni che alla lezione in sé.

“Beh, se è questo che pensate, allora potete anche andarvene.

Sentite, non siete obbligati a stare qui, potete scegliere: o restate o ve ne andate!”.

Messi di fronte alla possibilità di scegliere, che richiede un’assunzione di responsabilità, i ragazzi si dimostrano contrariati:
“Noi non possiamo scegliere … Non ci diplomiamo se andiamo via e, se restiamo, ti dobbiamo sopportare”.

“Quindi potete scegliere, ce l’avete una scelta: o non vi diplomate oppure mi sopportate. So che è una scelta che non vi piace, ma comunque è una scelta”.
Quando parliamo di “scegliere” non dobbiamo pensare solo alle decisioni più importanti della nostra vita, il lavoro, la famiglia … tutti i giorni abbiamo la possibilità di scegliere, di affrontare la giornata col sorriso ad esempio, scegliere di fare il proprio dovere, scegliere di fare del bene.

Anche assumersi le proprie responsabilità è una scelta, come nel caso di questi ragazzi, la cui mentalità si è adagiata sul “vittimismo” .

“Beh, vieni a vivere dalle parti mie per un solo giorno e poi dimmi se sei libera di scegliere”.

Con la scusa di vivere in un ambiente disastrato, si sentono autorizzati a non avere la possibilità di decidere della propria vita. L’intento dell’insegnante è tirarli fuori dalla “cultura del vittimismo” in cui si sono auto-relegati, portando l’esempio di altre persone, che vivono nelle stesse condizioni, che “scelgono di fare molte altre cose ma non scelgono di venire qua, non scelgono certo questa strada”.

Infine, “accusata” di essere lì solo per lo stipendio, porta il suo esempio:

“Perché ho scelto di tenerci”.
Talvolta abbiamo bisogno di qualcuno che ci “scuota” dall’apatia.

Nel caso degli alunni di Louanne ha funzionato. Sovente siamo portati a “giustificare” le nostre mancanze scaricando la responsabilità su eventi esterni. Ci sarà capitato almeno una volta nella vita di arrivare in ritardo ad una riunione di lavoro o ad un appuntamento e di giustificarci con un “c’era traffico”.
Spostare la responsabilità su altri, però, ci fa perdere il controllo, ci fa sentire depauperati della possibilità di scelta per la prossima azione.

In realtà un fondo di verità in questa giustificazione c’è, è plausibile che il traffico abbia causato il ritardo, soprattutto in una grande città. Però non stiamo dicendo tutta la verità.
La vera ragione per la quale siamo arrivati in ritardo è perché non siamo stati in grado di organizzare bene il nostro tempo, siamo partiti tardi.

Dobbiamo ammetterlo, sentirci vittime ci fa sentire bene, perché ci rende “innocenti”. Però ci rende anche impotenti. Per quanto vittimizzarci possa sembrarci la soluzione più semplice, abbiamo sempre una scelta.

Non possiamo cambiare una situazione, ma possiamo sicuramente cambiare il modo in cui reagiamo a quella situazione. Quei ragazzi non avrebbero certo potuto cambiare i luoghi e la condizione di disagio in cui vivono, né affrancarsi completamente da essa, ma scegliere di riscattare le proprie vite con la cultura sicuramente sì.

“Non ci sono vittime, non esistono qua dentro!”.
Il formatore, con questa scena, può comunicare alla platea l’importanza di assumersi le proprie responsabilità, di scegliere e decidere delle proprie azioni.

Non adagiandosi, ma reagendo agli eventi è possibile risolvere i problemi e raggiungere i propri obiettivi, anche in situazioni avverse. “La cosa essenziale nella vita è scegliere. Se ti tolgono la possibilità di farlo è come se ti togliessero la libertà”.

(Jean-Paul Sartre) tratto da: www.ilcinemainsegna.it