Perché le donne e gli uomini vivono (e ricordano) i fallimenti in maniera diversa?



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Perché le donne e gli uomini vivono (e ricordano) i fallimenti in maniera diversa?

Uomini e donne hanno modi molto diversi di affrontare il fallimento.

Per quanto questo possa sembrare solo l’ennesimo stereotipo sulla differenza tra i sessi, vi sono delle motivazioni scientifiche che lo dimostrano.

La parte del cervello che si occupa di gestire i nostri errori e prendere decisioni (la corteccia cingolata anteriore), è generalmente più sviluppata nelle donne. Questo fa sì che esse formino ricordi più forti legati ed esperienze negative, e che quindi siano più portate a vedere i propri fallimenti in maniera negativa.

La conseguenza è che spesso quindi le donne sottovalutano le proprie capacità, e che siano quindi meno sicure di sé quando si tratta di candidarsi, ad esempio, per una promozione.

Da bambini, non sempre è facile interagire coi propri coetanei. Spesso ci sentiamo esclusi, ci sembra di non poter far parte del “gruppo”. Soprattutto a scuola, questo può portare a isolarci, rischiando di peggiorare la situazione. Spesso, genitori e insegnanti ci spronano a cercare di integrarci, magari comportandoci in maniera più simile agli altri, in modo da essere accettati.

Perché troppi esami e test possono essere negativi

Quando siamo giovani, la nostra vita è segnata da una miriade di esami e test. In teoria, questi dovrebbero essere uno strumento per valutare le nostre competenze e la nostra crescita, ma in realtà nascondono molto di più.

Per un giovane, un test diventa un modo per misurarsi con le aspettative della propria famiglia, dei propri professori e compagni. Diventa uno strumento di convalida esterna, attorno al quale verte, per molti, la propria autostima.

Un test, però, è in grado di fornire solo una valutazione parziale, fortemente influenzata da tantissime variabili, come l’intenzione di chi scrive il quesito, il nostro stato psicofisico nel giorno d’esame, l’umore

Quello che però non tutti realizzano è che le difficoltà nella socializzazione ci portano a sviluppare alcune caratteristiche comportamentali che ci potranno tornare molto utili in età adulta.

Non far parte di un gruppo, ad esempio, ci spinge ad osservare più attentamente comportamenti e interazioni, a ragionare sui meccanismi sociali che governano un ambiente. Il senso di “rifiuto” che possiamo sentire spesso si trasforma in una sorta di resilienza, che può renderci più forti.

Inoltre, una delle cose più importanti che possiamo imparare da questa situazione è l’indipendenza. Questo ci può aiutare ad acclimatarci in nuove situazioni, una skill fondamentale per chi lavora in un settore dinamico.

Vivere in prima persona l’esclusione, infine, ci renderà molto più empatici nei confronti di chi ci sta intorno. Saremo in grado di comprendere meglio chi si trova in situazioni simili, magari un collega appena assunto o qualcuno in trasferta. Questa empatia ci permetterà di diventare un punto di riferimento non solo per loro, ma per tutto il team. dell’esaminatore, e via dicendo. Quando il nostro senso di autostima dipende dai risultati degli esami a cui siamo sottoposti, il rischio è che, al primo esame non superato, la nostra sicurezza crolli.

Crescendo, ci rendiamo conto che, tranne qualche raro caso, nel mondo reale non ci sono test. Non esistono esami che possano darci un voto per aver compilato correttamente un modulo, o per il modo in cui gestiamo i nostri risparmi.

“Quando sei un adulto, nessuno ti dà un voto per aver dato la risposta giusta.”

Perché è importante capire il ruolo delle celebrità sui social media

La nostra ossessione per le celebrità non è certo nata con i social media.

Già dai tempi d’oro di Hollywood agli inizi del secolo scorso, abbiamo imparato a venerare chi raggiunge la fama, guadagnandosi, per così dire, il titolo di “star”.

Per anni, il cinema ci ha presentato dei canoni di bellezza inarrivabili, rasenti alla perfezione. Squadre di truccatori, stilisti (nonché di chirurghi) si occupavano dell’aspetto delle star, in modo che apparissero sempre perfette, intoccabili.

Oggigiorno la situazione è un po’ diversa. Grazie ai social media, possiamo entrare in contatto “diretto” con qualsiasi star, e scoprirne aspetti della vita quotidiana che prima erano destinati a restare privati. Questo ci fa sentire più vicini a loro, quasi come fossero proprio come noi. Li vediamo postare foto di vestiti costosi, diete rivoluzionarie, vacanze da sogno, e abbiamo la tendenza a fare un confronto tra la nostra vita e la loro.

Proprio per questa vicinanza che sentiamo, il confronto sembra paritario, ma spesso ci dimentichiamo che dietro a quelle foto e a quelle storie ci sono spesso accordi pubblicitari o sponsorizzazioni, e che, per per quanto vogliano dare l’apparenza di essere “gente comune”, spesso questi personaggi vivono in un mondo completamente diverso.

Seguire un personaggio famoso sui social non è necessariamente una cosa negativa, ma cerchiamo sempre di ricordarci che cercare di emulare la loro (spesso costosa) vita non ci renderà delle star.

Perché è importante imparare a dire “no”

Spesso sul lavoro ci troviamo, soprattutto se siamo alle prime armi, ad accettare qualsiasi tipo di richiesta. Gli “ultimi arrivati” sono spesso coloro ai quali vengono affidati tutti i compiti più tediosi, che gli altri si rifiutano di fare. E noi li accettiamo, quasi ringraziando per l’opportunità, perché sentiamo che “ci farà crescere”.

Purtroppo, però, le cose non vanno proprio così. Accettare una mansione o un lavoro che qualcun altro non vuole fare, o magari ad un prezzo ribassato se siamo in proprio, può creare dei precedenti pericolosi, che rischiano di spingerci lungo una strada senza uscita.

Imparare a dire “no” è un passo importantissimo per chiunque voglia costruirsi una carriera basata su regole che egli stesso stabilisce. A fronte di qualche occasione che potrebbe sembrare persa, e farci sentire che abbiamo fallito, ciò che guadagniamo quando impariamo a rifiutare determinate offerte è il valore del nostro tempo e del nostro lavoro.

In questo modo, potremo investire su noi stessi, e allo stesso tempo farci riconoscere per ciò che valiamo veramente.

Perche' la rabbia e' non amica del successo?

La rabbia è un sentimento comune, che tutti proviamo, e che ciascuno gestisce a modo suo. Da sempre, però, abbiamo la tendenza a vedere la rabbia in maniera profondamente diversa, a seconda che il soggetto sia un uomo o una donna.

Una donna arrabbiata viene spesso vista come isterica, incapace di gestire le proprie emozioni. Anche quando la rabbia è giustificata da anni di tormenti e abusi, se è una donna a dimostrarla, la società tende a vederla come qualcosa di estremo, di non femminile, di sbagliato.

Al contrario, un uomo guidato dalla rabbia viene spesso visto come virile, forte, determinato. Pensiamo ad esempio alla miriade di film in cui vediamo un eroe – maschio – che usa la propria rabbia per vendicarsi di un torto subìto.

Per anni, questo ha portato le donne ad interiorizzare questo sentimento, a rinchiuderlo dentro di sé. La profonda misoginia che – tutt’oggi – permea la nostra società ci dice che la rabbia delle donne è la conseguenza di qualche disturbo mentale, nascondendo ciò che invece potrebbe diventare: forza.

Grazie al movimento #metoo, sempre più donne stanno trovando il coraggio di urlare la propria rabbia, di denunciare comportamenti scorretti che hanno dovuto subire in silenzio per anni. Quando anche le donne potranno esprimersi alla pari degli uomini, allora potremo dire di vivere in una società giusta.

Perché “successo” non è contrario di “fallimento”

Cosa significa raggiungere il successo? Per uno scrittore, significa avere molti lettori che comprano i suoi libri. Per un cantante, significa vendere tanto e suonare di fronte a migliaia di persone. Per un attore, significa recitare per grandi registi in grandi produzioni. Ogni professione, ogni percorso, ha la definizione standard di “successo”.

Ma è possibile anche fallire ad avere successo. Per molti, soprattutto per coloro che si ritrovano ad avere un successo tale da essere riconosciuti, se non addirittura seguiti, dai propri fan, l’esperienza può essere alienante.

Questo non significa non apprezzare ciò che si ha, ma significa riconoscere che il successo non è ciò che spesso ci viene trasmesso.

Per questo, quando una persona di successo riesce ad essere aperta ed onesta sui propri problemi, sulle difficoltà non solo del passato, ma anche del presente, possiamo imparare tanto. Quando una persona che ci sembra avere tutto riesce a farci vedere le proprie vulnerabilità, ci sentiamo più legati, e riusciamo a vederne il lato umano. Ci fanno capire che il successo non è necessariamente qualcosa di tangibile e materiale, e che i soldi – davvero – non fanno la felicità.

Il vero successo, se così vogliamo chiamarlo, è la felicità che ciascuno di noi può trovare solo dentro di sé. Quando capiamo cosa è davvero importante per noi, allora possiamo davvero sapere se siamo felici.

DA RICORDARE

Fallire in qualcosa viene spesso visto come la fine di qualcosa. Ma siamo proprio sicuri che sia così? Chiunque abbia raggiunto il successo ci dirà il contrario. Il fallimento è un’esperienza che tutti noi affronteremo nella vita, e dobbiamo imparare ad affrontarlo nella maniera corretta. Dal trovare il coraggio di essere noi stessi, senza cambiare per accontentare gli altri, al prendere in mano la propria carriera, la cosa importante da ricordarsi è che fallire non è la fine, ma spesso è solo l’inizio di qualcosa di ancora più grande.