L'ILLUSIONE DI DOVER DECIDERE



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L'ILLUSIONE DI DOVER DECIDERE

Nella mia vita ho patito le più grandi sofferenze nei momenti in cui mi sono sentito in dovere di prendere delle decisioni, succube della convinzione che diversamente sarei stato trascinato come un tronco di legno in balia della corrente. Questo modo di pensare, il peggio che possa capitare ad un essere umano, il più tossico pensiero che possa albergare nella nostra mente, si fonda su una fondamentale mancanza di fiducia nella nostra Natura, su una basilare dimenticanza. Pensiamo di essere degli ospiti in questo Cosmo, separati, altro da questa Energia, sempre pronti a difenderci da ciò che accade e pertanto crediamo di doverci guidare verso una qualche salvezza e … guai a lasciare il timone della nave!

Ci dimentichiamo che l’albero di mele produce mele senza il bisogno di decidere o di imporsi alcunché, senza fare sforzi, senza avere inutili obiettivi, senza spiegarsi, capirsi, ragionarsi o analizzarsi e soprattutto fa i suoi frutti non perché si aspetta che qualcuno li colga ma perché non può fare a meno di crearli, in mancanza di apprezzamenti non li trattiene per sè, così come accade al ciliegio e via via per ogni altra espressione di questa Coscienza.
Non possiamo fare a meno di essere ciò che siamo, solo da questo dipende la nostra felicità e niente affatto dai nostri ragionamenti o dalle nostre strategie.

Viviamo con l'ossessione di dover decidere in ogni aspetto della nostra vita perché vogliamo aderire ad un modello, ad un'immagine di noi considerata accettabile o "amabile", e quando ciò avviene, puntualmente ci ammaliamo. Non stiamo più producendo i nostri frutti. Siamo come il melo che vuole imitare il ciliegio.

Allarga lo sguardo. Ti è mai venuto in mente che quel rapporto così problematico che stai facendo di tutto per "migliorare" non ti stia invitando a scoprire parti di te che non conosci e contro i quali stai lottando? La causa dei tuoi problemi non si trova mai all'esterno. Anzi, quello che noi chiamiamo problema non è altro che il vestito mentale che abbiamo messo alla soluzione che abbiamo proprio sotto il naso. Non sono gli altri a dover cambiare, siamo noi a doverci svegliare, ecco a cosa servono le persone che incontriamo lungo il nostro cammino, e non a programmare matrimoni o a far durare storie come se stessimo partecipando ad un concorso a premi. L'amore detesta le nostre regole, il nostro romantico mito di perfezione, le nostre catene mentali. L'amore è qui per liberarci, per demolire quelle catene. E si, questo comporta di sentire il dolore, quello che noi abitualmente rifugiamo in tutti i modi. L'amore invece ci fa crescere attraverso le doglie del parto della creatura che stiamo diventando. Evitare il dolore significa abortire la creatura che stiamo diventando, procurandoci una sofferenza indicibile, che ci annienta... come è giusto che sia! Non possiamo lottare contro la Vita, contro noi stessi, contro la nostra Natura.

Rimuginare, ricordare, recriminare sul passato, pensare a come avrebbero o non avrebbero dovuto andare le cose, significa non aver colto il potente compito trasformativo che l'amore agisce in noi. Significa non accorgersi che l’amore e il successivo dolore della "separazione", venivano a distruggere l'immagine di noi a cui restavamo aggrappati, non a proteggerla. Questo è il grande dono dell’amore; ci dona lo sguardo sull’infinito, a patto che noi lo distogliamo dallo stagno dei pensieri, dalle idee, qualunque esse siano, che abbiamo di noi stessi.

Come vuoi essere visto oggi? Come una persona felice? Stai certo che la tristezza verrà a trovarti per demolire la tua immagine. Niente è permanente in questo Universo. E sforzarti di apparire in un certo modo non cambierà le leggi di questo Cosmo che Tu stesso sei.
Più resisti al Tutto, all'Immenso che ti abita, più soffri.
A partire da questa prospettiva, quanto può apparire ridicolo, artificiale, costruito, finto il "pensiero positivo" e il gran business del "miglioramento personale" su cui si fonda?

Cosa te ne fai di "pompare la tua autostima" se non stai facendo i frutti della tua pianta?
Cosa te ne fai di un sorriso affettato, o della tua forza di volontà, della tua costanza, se stai giocando una partita che non è la tua? Cosa te ne fai dei tuoi "motti motivazionali" se non stai amando le contraddizioni che fanno di te, Te?

Smettila di dirti come devi essere!

La felicità è solo l'amore!

Ma cos'è l'amore? Quello che ci hanno insegnato i genitori, gli amici, i romanzi, i media?

Tu sei un capolavoro! Un'opera d'arte di questo Universo. Non devi migliorare assolutamente nulla di Te. Quelli che tu consideri "difetti" sono le scintille non riconosciute della tua luce che fanno parte di te. Sono le tue radici, che si trovano nella profondità della terra e grazie alle quali nascono i frutti che solo tu puoi creare. E le radici non vogliono essere spiegate, ragionate, analizzate o peggio capite, scavando inutilmente nel passato!

Molti obiettano sostenendo che noi non siamo rose, gerani, ciliegi o uccelli. Certo, noi per quel che possiamo sapere, secerniamo una sostanza misteriosa: la consapevolezza.
E chi lo dice che anche tutto il resto della Creazione non ne sia una sua espressione, dunque che anche un sasso non abbia una sua intelligenza? Se è vero questo, allora il punto fondamentale sta nel fatto che è la consapevolezza a contenere il pensiero e non viceversa!
Cosa significa? Significa che se ci mettiamo a pensare e ripensare a cosa dovremmo fare o non fare, a come “aggiustare” i rapporti con i nostri amici, partner, genitori, colleghi, a come risolvere i problemi sul lavoro, a come dovremmo essere, a migliorarci, o a perseguire il più insulso dei propositi: “volerci bene” (a chi dovresti voler bene se non ad un’idea mentale che ti sei fatto di te?), ci dimentichiamo chi siamo noi veramente: l’Immenso oltre questa pozzanghera di pensieri che intasano il nostro cervello e con cui la nostra vera Essenza si identifica.

La sofferenza è tutta qui: la consapevolezza si riduce ad una parte di sé, si identifica col pensiero, si separa da se stessa. Ma non esistono errori in questo Universo. La coscienza si divide per rispecchiarsi in se stessa e per potersi conoscere. I conflitti tra noi sono indispensabili. Non c’è espansione, dilatazione della nostra coscienza, crescita, senza il dolore della rottura dei nostri schemi. Ecco perché mi sembra così patetico il mito dell’amore romantico e della favola del partner perfetto. Il nostro partner perfetto è sempre e soltanto quello che incontriamo per davvero nelle nostre vite, Adesso! Si, proprio quello che un giorno ci fa provare l’estasi e il giorno dopo l’abisso, finché, senza bisogno delle nostre inutili forzature mentali ai nostri modelli, alle nostre strategie, si fa strada spontaneamente ciò che occorre per la nostra evoluzione.
Guai a decidere in Amore.
È l'Amore a decidere per noi.

Se ci dimentichiamo che esiste un qualcosa di infinitamente più grande di questa palude di pensieri, che esiste un Sapere Innato che, in silenzio, oltre il chiasso della nostra mente, senza bisogno del nostro parere, sa già quali frutti farci produrre, cosa è meglio per noi e cosa non lo è, finiamo per credere che questi pensieri siano veri, e non, in realtà, soltanto schemi omologati, ereditati e assorbiti. Ci dimentichiamo della nostra Anima, e quando perdiamo il contatto con lei ci ammaliamo. E cosa facciamo quando sentiamo il suo richiamo, attraverso il malessere, la depressione, la tristezza? Ci distraiamo, ci stordiamo in ogni modo possibile (cibo, alcol, sesso, droghe, shopping, farmaci, … spiritualità!), con il risultato di amplificare ancora di più la spaccatura interiore in un circolo vizioso che può essere spezzato solo quando ci arrendiamo all’esperienza presente, a ciò che accade, al Vuoto, al Niente, al Senza Identità che in realtà siamo. In questo totale senso di smarrimento, di disidentificazione, possiamo finalmente permettere alla nostra pianta di germogliare senza le inutili interferenze del pensiero.

Tempo fa ho incontrato una persona che non vedevo da parecchi mesi e dopo un po’ mi ha detto: “caspita Roby, ti sei sbloccato, hai ritrovato te stesso!”. Ecco il punto, viviamo sempre con un’idea fissa nella mente di come vogliamo vedere noi stessi e gli altri. Quale “versione” di me stesso avrei ritrovato? Ne esiste qualcuna che non faccia già parte di me, oppure una migliore di un’altra? Forse, la confusione, il perdersi, non farebbe parte di quel “me” che dovrei essere? Come dovrebbe essere questo “me stesso” che ogni giorno ci sforziamo di trovare? Positivo, scuro di sé, felice, efficiente, solare, cool, simpatico, buono, motivato o cos’altro? A quale immagine ideale, a quale caricatura dobbiamo aderire oggi? Esiste un “blocco”, un “guasto” nella nostra vita? E come sarebbe fatto invece l’“andare avanti”? Chi ha stabilito che la sensazione di sentirsi confusi e bloccati non costituisca un importantissimo “avanzamento” della nostra fioritura, dell’espressione di questo Infinito Universo che tutti siamo, mentre noi siamo impegnati a recitare identificati in dei ruoli?
Non si tratta, forse, della stessa illusione che agisce nella ricerca del nostro partner “perfetto”, che altro non è che colui o colei che conferma questa nostra storia che chiamiamo “me”?

Volerci proteggere, facendo di tutto per evitare il dolore, la delusione, la ferita, inseguendo la sicurezza in un rapporto, o decidere come una relazione dovrebbe o non dovrebbe essere, pensando di essere noi i protagonisti nell'amore, ci tiene nel sonno più profondo, tagliati fuori dalla Vita, che è Lei a vivere attraverso di noi, e non il contrario! Ecco perché a volte ci sentiamo sconnessi dalla nostra stessa interiorità. E allora, quando accade, parti proprio da qui, senti cosa dice la voce silenziosa ma persistente della tua Anima. Lei non ti ha mai abbandonato anche mentre tu eri occupato a dirti come devi vivere. Quale miracolo sta accadendo in Te, proprio adesso, senza che tu abbia deciso nulla? Da qui, solo da qui, lontano dalle storie, dai progetti della mente, può partire quell'azione potente, nitida, spontanea e fluida che crea il capolavoro in continuo divenire che sei.

La felicità, quella vera, non quella di chi ride sempre, non è altro che la forza creatrice di tutto questo, ed è proprio qui, a portata di mano, è l'amore, è la consapevolezza di ciò che accade nell'Immenso che c'è in Te proprio in questo momento.