Meglio lavorare da casa? O andare in ufficio?


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Meglio lavorare da casa? O andare in ufficio?

Te lo sarai detto anche tu, magari nel bel mezzo di una riunione noiosissima o bloccato nel traffico della mattina o anche solo durante l’ennesima giornata in ufficio: “se solo potessi lavorare da casa sarei molto più produttivo!” Sempre più persone ascoltano quella vocina dentro di loro che parla di autonomia e di gestione dei propri tempi (e dei propri spazi). Circa il 40% degli americani lavora da remoto perlomeno part time, lo dice un sondaggio commissionato da Gallup dell’anno scorso.

Quasi un americano su tre lavora da remoto per l’80% del tempo. E non c’è da stupirsi: finché non smetti di avere un capo non ti rendi conto di quanto tempo perdi per colpa sua. Non devi fare tutte quelle riunioni in cui ci si guarda negli occhi e si chiacchiera del niente, mentre ognuno guarda il suo smartphone, e non devi andare nell’ufficio del capo a spiegargli gentilmente il tuo punto di vista, visto che devi spiegarlo solo a te stesso.  Eppure, prima di deciderti anche tu a dare retta a quella vocina nella tua testa, è meglio che ascolti il parere di un paio  di uomini che lavorano da remoto già da qualche anno e che lo fanno con soddisfazione.

ESEMPIO UNO

MIA MOGLIE non era con- vinta che sarei riuscito a restare concentrato e produttivo lavorando da casa. Questi suoi dubbi risalgono a cinque anni fa e da allora ho imparato tanto e sto andando alla grande.

L’ha dovuto ammettere persino lei. Avrei tanto voluto registrarla quando mi dava ragione!

Lavoro nel marketing e una volta il mio era un lavoro di squadra: ero abituato a dire “andiamo in sala riunione e facciamo un brainstorming.

Scriviamo tutte le idee sulla lavagna”. Adesso non posso più dire così: devo usare Google Docs e Google Sheets, Slack e altri strumenti per condividere le idee. Ma una volta che ci hai preso la mano (e ci metti poco) funziona bene.

Quando ho iniziato mi sono mantenuto fedele alla mia routine mattiniera: colazione e doccia. Nelle pause porto fuori il cane, faccio yoga e suono un po’ la batteria. Sono anche un patito della pulizia quindi faccio una pausa anche per pulire a rotazione una stanza o pulire qualcosa di specifico, poi torno subito al lavoro. Nel mio ultimo lavoro, il mio ufficio era un open space pieno di musica in sottofondo e di chiacchiere. Quindi ora che sono a casa da solo è molto più facile concentrarmi e pensare a quello che sto facendo. E questo ha portato a risultati migliori.

L’unico problema è l’isolamento: devo ammettere che ogni tanto mi sento solo e mi manca fare due chiacchiere o prendere un caffè insieme a qualcuno. Ma se lo ammetti sei già a metà strada: vuol dire che te ne sei reso conto e che quindi puoi fare qualcosa per correggerlo. Io per esempio mi vedo con gli amici per un caffè o per pranzo, certe volte vado a lezione di yoga nel pomeriggio e poi recupero il lavoro la sera. Se non devo fare telefonate di lavoro certe volte vado a lavorare in biblioteca o in un bar. Mi basta avere microinterazioni con le persone, anche se sono completi sconosciuti, per non sentirmi del tutto solo e alienato. Nel complesso è stata una buona decisione quella di lavorare da casa, soprattutto per la mia vita familiare. Quando andavo in ufficio, mi sentivo a disagio a uscire alle 17.30: i single (e i capi) non vedono di buon occhio chi esce presto perché ha altro da fare. Vorrebbero che facessimo tutti gli straordinari fino alle 20 tutti i giorni. Se lavori da casa invece non si tratta più di quanto tempo stai alla scrivania ma di quanto lavoro riesci a svolgere. È una questione di scadenze e di risultati, non di tempo.

Mi sento davvero fortunato perché quando voglio posso andare a prendere i miei figli a scuola e godermeli nel pomeriggio. Mia moglie è molto comprensiva e sa che anche se sono a casa sto lavorando quindi non mi disturba. Ma io riesco sempre a trovare del tempo per stare con lei e con i miei figli, partecipo persino ad alcune attività scolastiche con loro. L’importante è il risultato non quando lavori per ottenerlo.

Fai come me

Per lavorare da remoto ti serve uno strumento fondamentale: una porta da chiudere per fare silenzio nella stanza che usi come ufficio. Devi poter chiudere fuori i bambini urlanti e il cane che abbaia.

Psicologicamente, avere un’area di lavoro adibita solo a quello mi aiuta a concentrarmi e a ricordare a tutti, me in primis, che se sono lì è perché sto lavorando.

Quando invece sono fuori da quella stanza sono “disturbabile” perché sto facendo una pausa oppure ho finito per quel giorno. L’unica concessione a questa regola è chattare con i colleghi. Passiamo tanto tempo a interagire attraverso Slack, Whatsapp e conference call.

Anche se non sono fisicamente presente non voglio che si scordino di me. Quindi comunico, mi faccio sentire, sono sempre presente. Non tanto da diventare un fastidio ma abbastanza da compensare l’assenza fisica dall’ufficio.

Per staccare la spina dal lavoro invece faccio yoga e suono la batteria. Ho iniziato yoga tre anni  fa e da allora tengo sempre a portata di mano un materassino per quei 5-10 minuti di pausa quando ne sento il bisogno. Poi ho una batteria in garage e ogni tanto la suono. Fare qualche pausa breve mi aiuta a mantenere alta la creatività. Se smetto di pensare attivamente a qualcosa il subconscio continua a lavorarci e spesso mi fornisce la risposta che facevo fatica a trovare.

ESEMPIO DUE

UNA DECINA di anni fa ho ottenuto  dalla  mia azienda la possibilità di lavorare in parte da remoto. Fino ad allora impiegavo un’ora  ad  andare  in  ufficio  e un’ora per tornare a casa e rivolevo quel tempo per me. Avrei potuto  usare  l’ora  guadagnata alla mattina per correre e quella del pomeriggio per andare in bici.

Anche se l’idea è quella di scappare dalla routine dell’ufficio e dai meeting (e magari anche da alcuni colleghi) ho scoperto che lavorando da remoto hai comunque bisogno di una certa routine e di interazione sociale. Anche se non mi vede nessuno devo impormi di non stare in pigiama tutto il giorno. Mi alzo, mi faccio la doccia, mi lavo i denti e mi vesto come se dovessi andare in ufficio. Poi pianifico la mia giornata: progetti di lavoro, commissioni, telefonate.

Questa struttura mi aiuta a stabilire una routine e la routine mi aiuta a essere produttivo.

Uno dei miei segreti è leggere a letto (cose per svago, non legate al lavoro) per 20 minuti prima di alzarmi. In questo modo stimolo la mente. Poi faccio calisthenics. Solo a quel punto mi lavo i denti e mi metto a lavorare. Il tempo che avrei impiegato  per arrivare in ufficio lo passo facendo cose per me. È una forma di rispetto e di amore per se stessi ed è importantissima.

Non mi manca la diplomazia e le tattiche che dovevi mettere in atto in ufficio. Nel lavoro da remoto conta la qualità, non i trucchetti. Sopperisco alla mia assenza fisica essendo molto proattivo, proponendo telefonate e meeting virtuali. Sono anche diventato molto esperto in tante altre aree, dall’amministrazione all’IT, visto che devo fare tutto da solo.

Il problema del lavorare da remoto è che non c’è più una vera divisione tra la casa e l’ufficio e il lavoro rischia di prendere il sopravvento. Quindi le pause diventano fondamentali, anche solo per una breve passeggiata.

Ovviamente, poi, mi tengo in contatto con i colleghi tramite Slack e le video call ma cerco anche di organizzare meeting fisici, per fare public relation e mantenere vivi i rapporti.

È fondamentale anche mettere “un muro virtuale” tra me da una parte e la famiglia e gli amici dall’altra. È una questione di priorità e di aspettative. È essenziale chiarire le cose con la famiglia: se hanno bisogno di qualcosa deve essere davvero urgente, altrimenti devono aspettare. Poi c’è la questione della solitudine, che va gestita. Anzi,  va accettata. Solo se accetti la solitudine potrai stare bene con te stesso e ascoltare i tuoi pensieri invece che averne paura.

Fai come me

Organizzati: per la prima settimana di lavoro da remoto tieni traccia di come usi il tuo tempo.

Ti può aiutare a concentrarti non solo su quello che stai facendo al lavoro ma anche in casa.

Puoi capire dove hai bisogno di ridurre le distrazioni. Devi anche imparare a resistere alle tentazioni: non guardare sempre lo smartphone, traccia dei confini tra la vita che vuoi e il lavoro che devi svolgere.

Non lasciare che il lavoro invada ogni spazio libero della tua vita.

Se hai deciso di lavorare da remoto è per essere più libero e gestirti i tuoi tempi ma se finisci per stare sempre alla scrivania non hai risolto nulla. Trova il tuo metodo migliore per lavorare: che sia alla scrivania con gli auricolari per sentire la musica o per cancellare i rumori esterni o in giardino per respirare l’aria e trarre beneficio dalla natura o al  bar per una pausa caffè e per sentirti meno solo.

L’importante è che vada bene per te e ti renda produttivo e felice.