"Tutto ciò che vuoi è dall’altra parte della paura" Jack Canfield


by   |  LETTURE 302
"Tutto ciò che vuoi è dall’altra parte della paura" Jack Canfield

La paura, insieme a gioia, rabbia e tristezza, è una delle emozioni fondamentali degli esseri viventi; ci serve per sopravvivere perché ci protegge dai pericoli. Senza paura saremmo più vulnerabili ed esposti ai pericoli, quindi non è il caso di privarsi di un’emozione così importante.

Spesso però la paura ci frena e ci impedisce di fare le esperienze che desideriamo (un’immersone, una gara di rally, o scoprire se il pompiere è davvero il lavoro dei nostri sogni).

Tutte le persone che hanno compiuto grandi imprese o che svolgono mestieri pericolosi hanno provato e provano paura ma sono riusciti a gestirla.

In questi casi, la motivazione a compiere un atto deve essere molto più forte della paura, altrimenti non si riesce a superare la situazione.

AFFRONTARE LA PAURA

Ciascuno ha il proprio modo per vincere la paura: preparare scrupolosamente l’esperienza, studiare l’argomento il più possibile, trovare equilibrio mentale con percorsi di meditazione.

Sicuramente conoscere se stessi e la situazione da affrontare aiuta profondamente a capire quando e quanto possiamo spingerci oltre il limite che la nostra paura ci impone comprendendo la differenza tra avventatezza e un sano attaccamento alla vita.

Molti atti che sembrano coraggiosi in realtà sono solo stupidi ed avventati. Questo genere di paure però nella nostra vita non è così frequente.

La maggior parte di noi non ha nessuna intenzione di buttarsi da un aereo con il paracadute, né svolge mestieri pericolosi. Le paure che proviamo più frequentemente sono legate alla nostra difficoltà  nell’affrontare situazioni potenzialmente neutre ma che si caricano di significati soggettivi.

PAURA ATAVICA

Le emozioni quotidiane che proviamo sono l’evoluzione adulta di paure che abbiamo fin da bambini e che fanno parte del percorso di crescita e dello sviluppo naturale.

Si può affermare che le paure nascano con noi, fanno parte dello stadio emotivo che stiamo attraversando e il loro superamento fa parte dello sviluppo. Già alla nascita un bambino ha l’innata paura di essere abbandonato dalla madre perché la sua vita è davvero dipendente da lei e questa è la base della relazione di attaccamento che gli consentirà di crescere e diventare autonomo.

Mano a mano che il bambino cresce e si autonomizza, questa paura si affievolisce e sparisce, in molti casi però ne rimane una traccia e le persone hanno paura di essere abbandonati dalle persone importanti per loro. Verso gli 89 mesi compare la paura dell’estraneo, poi dei mostri, le streghe, ecc, infine del buio, dei temporali, di ammalarsi.

Verso la fine dell’infanzia queste paure dovrebbero essere superate e fanno la loro comparsa la preoccupazione per il proprio stato sociale (a scuola, tra gli amici), la paura degli insetti, degli aghi del sangue, ecc. Sono le varie manifestazioni delle paure dell’ignoto, di non essere all’altezza, della solitudine, della nostra finitezza e caducità con cu cominciamo a confrontarci e che ci faranno compagnia per il resto della nostra vita.

Sono tutte paure umane, comprensibili, e i modi per affrontarle possono essere i più disparati; alcuni di quelli già citati possono aiutare, altre volte buttarsi nell’esperienza, senza lasciare troppo spazio alle ruminazioni mentali, può essere altrettanto efficace.

Se però queste paure, normali e condivise più o meno da tutti, diventano talmente intense da limitare molto la nostra vita, allora forse è il caso di valutare un aiutoprofessionale.

TRAUMI E FOBIE

Una menzione a parte meritano le paure su base traumatica, che la persona acquisisce dopo un evento come un incidente, una calamità o qualunque esperienza abbastanza carica di emozioni negative da potersi definire traumatica.

È possibile che queste intense paure passino da sole col tempo, oppure rimangano inalterate e indelebili per il resto della vita. Non ci sono strumenti per capire se una paura verrà superata o permarrà a vita quindi, dopo un’esperienza traumatica, è comunque consigliabile affrontare il disagio senza lasciar passare troppo tempo (chiedendo eventualmente aiuto), perché, più queste paure si strutturano, più diventano difficili da superare. Infine esistono paure si possono di per sé definire patologiche e che prendono il nome di fobie.

Esistono le fobie generalizzate, come l’agorafobia cioè la paura degli spazi aperti, la claustrofobia cioè la paura dei luoghi chiusi e la fobia sociale cioè la paura di esporsi in pubblico, e le fobie specifiche, che possono essere provocate da una situazione particolare (tunnel, ponti, ascensori, ecc.), da alcuni animali (ragni, uccelli, insetti, cani, topi, ecc.), dall’ambiente (altezza, temporali, acqua, ecc.), o legate al corpo (sangue, iniezioni, ferite, ecc.).

Queste le più comuni e codificate, ma potenzialmente ciascuno può sviluppare una fobia specifica per qualunque cosa.

Di solito le fobie vengono gestite spontaneamente evitando gli stimoli temuti. Se tale comportamento è del tutto comprensibile e logico, in realtà porta inevitabilmente a peggiorare la situazione: la fobia cresce e diventa sempre più difficile da gestire, inficiando, a volte ancheseriamente la qualità di vita della persona. È quindi necessario non evitare, ma anzi, nei limiti del possibile, affrontare le situazioni che spaventano. L’equilibrio dinamico tra accettare e superare il limite della paura è la vera sfida da raccogliere, sforzandosi di capire, di volta in volta, se la paura che siamo provando va assecondata o superata, e quando forzare la mano. Liberarsi dall’oppressione della paura porta a una visione positiva della vita con conseguenti benefici sull’esistenza personale e sui nostri rapporti congli altri.