Cosa ne pensi dell'arte del perdono?


by   |  LETTURE 462
Cosa ne pensi dell'arte del perdono?

Può capitare di sentirsi legati a uno scoglio che in realtà vorremmo abbandonare: in quei momenti coesistono in noi sia il voler lasciare che il trattenere. Non siamo impazziti, non dobbiamo giudicarci e nemmeno evitare la questione; è sicuramente giunto il momento di prendere un bel respiro e ascoltarci per comprendere che dobbiamo SENTIRE e VIVERE le emozioni che quello “scoglio” suscita in noi. Probabilmente abbiamo intuito che restare aggrappati non ci fa stare bene, ma non abbiamo il coraggio di lasciare andare qualcosa che conosciamo e che ci aveva donato emozioni positive.

In fondo al nostro cuore, infatti, speriamo che tutto torni come prima e rimaniamo agganciati al passato, incapaci di cogliere le opportunità del presente. Comprendiamo che la nostra è una decisone sbagliata, ma non riusciamo a fare diversamente: noi vogliamo quello che abbiamo perso, al massimo con qualche modifica.

Questa “nostalgia” non deve essere necessariamente legata a una persona persa, può riferirsi a periodo della vita, a un luogo, a un contesto.

È inutile; stiamo trascinando con delle corde spesse qualcosa che ormai non c’è più. Ci fossilizziamo su qualcosa che è morto: non esiste più la condizione che vorremmo e noi non siamo più la persona che eravamo.

Per sentirci liberi, dobbiamo necessariamente tagliare le corde.

Dobbiamo lasciar morire quello che non esiste più per poter rinascere, non uguali a prima, ma migliori!

SHAVASANA LASCIARE ANDARE
Prendiamo come esempio la posizione del cadavere (Shavasana): lasciar andare la presa, abbandonare l’Ego, il bisogno di controllare e trattenere (pensieri, stati d’animo, oggetti). La morte costringe chiunque a lasciar andare tutto e non si preoccupa di sapere se chi l’accoglie è pronto o meno. La vita non ci avvisa quando stiamo per perdere qualcosa, ma ci permette di trarne un insegnamento.

Per rilassarsi in questa Asana dobbiamo affidarci alla terra e, in modo analogo, per lasciare andare, dobbiamo affidarci alla Vita. Lasciare andare consente di volgere le energie sulle azioni presenti, piuttosto che rimuginare guardando al passato. Forse stiamo guardando indietro perché il futuro ci spaventa?

Preferiamo soffrire il male che già conosciamo, piuttosto che affrontarne uno nuovo?

Molte persone hanno così tanta paura del futuro da preferire la tristezza suscitata rimuginando sul passato.

EMOZIONI E PERDONO
Il perdono è un dono che facciamo a noi stessi per essere liberi, completamente liberi di essere. Cosa significa, e come possiamo arrivare a questo risultato? Perdonare è un processo che richiede tempo, non possiamo pretendere che il solo pensiero si traduca immediatamente in uno stato dell’essere. La mente gestisce velocità e azioni (a cui siamo abituati perché la quotidianità ci predispone a questo), ma le emozioni, l’assimilazione e l’essere hanno bisogno di tempo: non esistono scorciatoie.

Perdonare è un processo lungo, perché PRIMA abbiamo bisogno di riconoscere le emozioni, viverle, attraversarle, sentirle, per capire chi siamo e accettarci nell’emozione.

Provare ira, perché qualcuno ci ha feriti, ci permette di capire la scala dei nostri valori, ci fa comprendere cosa ci fa veramente del male, su cosa dobbiamo focalizzare la nostra attenzione e su cosa dobbiamo lavorare.

Siamo noi l’elemento su cui agire, non gli altri; se cerchiamo di cambiare il prossimo abbiamo perso in partenza.

GARUDASANA - VEDERE DENTRO, VEDERE OLTRE
Osservando dentro noi stessi possiamo scorgere le trappole che creiamo e proiettiamo all’esterno.

Dobbiamo staccarci dal nostro modo di vedere le cose per ampliare la visione d’insieme e comprendere meglio cosa ci circonda. L’anima è la chiave attraverso cui possiamo accedere a una visione globale perché permette di osservare noi stessi e di sentirci attraverso le emozioni, senza identificarsi con esse: noi non siamo persone malinconiche, ma possiamo anche vivere la malinconia!

Identificarsi, etichetta la nostra vita e ci fa perdere tutte le altre sfumature. Noi siamo esseri viventi in cambiamento.

PERDONO, COME APRIRE IL CUORE
Come possiamo aprire il nostro cuore se abbiamo paura d’essere feriti? E come possiamo vivere la gioia se non apriamo il cuore?

Un cuore chiuso impedisce di soffrire ma anche di vivere; se la nostra esistenza si svolge in una gabbia dorata non affronteremo alcun pericolo, ma neppure assaporeremo nessuna gioia.
Quando viviamo le nostre emozioni, le accettiamo, e permettiamo loro di mostrarci una parte di noi, ringraziandole per l’insegnamento, solo allora potremo iniziare a perdonare:
«Ho capito perché ho sentito cosa risuona dentro di me (emozioni), cosa dovevo imparare (parti di me). Lascio andare (perdono me e gli altri), perché non serve più, sono libero di vivere».

Il perdono è un viaggio attraverso i sentieri del sentire, non risiede nel pensiero o in affermazioni vuote. Al contrario, è l’atto d’amore più grande che possiamo fare per noi stessi: far morire parti di noi che non servono, per rinascere davvero, per essere davvero più vicini al nostro Vero Essere.

Immaginiamoci come gli alberi in autunno che lasciano cadere le foglie per poi tornare alla vita in primavera, più forti, più saggi, migliori.