IL SEGRETO E' LA MOTIVAZIONE


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IL SEGRETO E' LA MOTIVAZIONE

Froning alla fine è arrivato secondo. In quel momento si è reso conto di due cose: la prima è che doveva imparare ad arrampicarsi sulla corda. Il che non sarebbe stato difficile per un uomo con la sua forma fisica e la sua dedizione a uno scopo.

La seconda era che per vincere non basta sapersi arrampicare: in futuro ci sarebbero stati altri ostacoli da superare, altre sfide. E così Froning ha fatto quello che molti atleti fanno. Si è fatto un tatuaggio che ogni giorno gli avrebbe ricordato la sua motivazione.

Nel suo caso è una frase presa dalla Bibbia che ricorda a Froning che per salvarsi e vincere il male bisogna soffrire. E da allora è arrivato primo ai CrossFit Games per quattro volte di seguito. Un caso? O quella frase gli ha dato la carica e la motivazione che gli serviva? Che si tratti di fede o meno, quello che crediamo e che pensiamo ha sicuramente una parte importante nell’esito delle nostre azioni.

Anche perché è fuor di dubbio che il cervello influisce sulle nostre performance. La meditazione, i discorsi di incoraggiamento, i giochi mentali…tutto aiuta. Ogni decisione viene presa in base a motivazioni fisiche e psicologiche ma quellepsicologiche sono più facili da influenzare.

Se riesci a ridurre la percezione dello sforzo e ad aumentare la motivazione le performance migliorano. La fede e l’autoconvinzione possono aiutarti a farscattare i cambiamenti”. LA PREGHIERA
In uno studio coreano che ha coinvolto 180 atleti professionisti i ricercatori hanno identificato la preghiera come una delle sette strategie usate dagli atleti dialto livello pergestire lo stress della competizione.

Un altro studio, pubblicato cinque anni dopo, descrive l’uso dellapreghiera prima, durante e dopo la competizione come una “pratica comune e utile amigliorare le prestazioni”. A logica potrebbe anche avere senso ma è difficile trovare numeri oggettivi a supporto di queste dichiarazioni.

È per questo che uno studio del 2014 sul perdono (un tema centrale in molte religioni) è così importante. I ricercatori hanno chiesto a un gruppo di volontari di ricordare un incidente in cui hanno perdonato qualcuno che li ha offesi gravemente.

Altri invece dovevano ricordare un incidente che ha creato un grande risentimento in loro. Poi tutti i partecipanti hanno dovuto affrontare una salita. Il primo gruppo, quello che aveva perdonato, ha percepito la salita come meno ripida rispetto al secondo gruppo, quello di chi teneva il muso: i due gruppi percepivano la fatica in maniera diversa.

Poi entrambi i gruppi sono stati sottoposti a una prova di salto e, incredibilmente, il prim gruppo ha saltato più in alto del secondo. E questaè una differenza ancora più oggettiva. DEVI AVERE FEDE
Froning è la prova vivente che il perdono può farti volare più in alto del rancore, ma devi accettare che certe volte la persona da perdonare sei te stesso.

Quando Froning si è fatto quel tatuaggioera già credente. Dopo aver perso ai CrossFit Games ha sentito il bisogno di trovare un nuovo equilibrio, di ritrovare se stesso. È cresciuto in una famiglia cristiana ma da ragazzo ha smesso di praticare la fede e negli anni è arrivato alla conclusione che forse il suo vero dio era diventato il CrossFit e che le gare erano per lui una forma di religione.

Così ha cercato di ridimensionare la portata di questo sport nella sua vita. Ha iniziato scrivendo versetti della Bibbia sulla lotta tra il bene e il male sulle scarpe, per poter ridimensionare la sua fatica sportiva e darle il posto che meritava.

Concentrandosi su quei versetti Froning riesce a ridimensionare il suo dolore e a superalo. Il suo tatuaggio più che una dichiarazione di fede è un modo per ritrovarla. Leggendola Froning trov forza da quelle parole e ridimensiona la sua fatica e il suo dolore.

Da allora ha cominciato a vincere. “Non sarei arrivato dove sono adesso senza la fede. Quindi nel mio caso la mia fede ha fatto la differenza. In gara ho realizzato cose che in allenamento credevo impossibili e lo devo alla mia fede”.

Froning però sostiene di non aver mai pregato per la vittoria ma solo per ottenere “protezione e benedizione”. “Ho lavorato duramente per arrivare fino a quel punto e quindi prego per chiedere a Dio di non lasciarmi prendere dal nervosismo.

La preghiera ha u effetto calmante e mi permette di accettare quello che succederà: che io vinca o che perda, so che tutto andrà per il meglio”. DEVI FARLO PER AIUTARE GLI ALTRI Chi ha fede spesso crede che la propria fede e le sue performance possano aiutare gli altri.

“Fare qualcosa per qualcuno ti aiuta ad andare oltre i tuoi limiti”, dice Froning. “Quando fai qualcosa per qualcun altro dai sempre un po’ di più”. Questa visio- ne è supportata dagli studi del ricercatore Samuele Marcora sulla teoria dell’intensità della motivazione (MIT).

“Uno dei componenti del MIT è la motivazione potenziale, ossia quanto è im-portante per te riuscire”, spiega Marcora. “Collegare il proprio successo alla salute di qualcuno, soprattutto se credi che Dio possa guarirlo, può essere una grande motivazione”.

Se non credi in Dio puoi cercare un diverso tipo di fede: una assoluta fiducia in una certa routine o in una certa pratica, per esempio. La fede non deve essere per forza collegata a un essere superiore invisibile. La forza della fede e il suo effetto sono dentro di te e funzionano come un placebo: se credi che qualcosa ti faccia bene è probabile che tu abbia ragione.

Che si tratti di pregare o di toccare ferro l’importante è quanto la persona crede al rituale che mette in atto. Più forte è la fede maggiore è il risultato. E da questo punto di vista la fede religiosa è tra le convinzioni più fort e radicate dell’uomo.

DEVI ALLENARE LA TUA FEDE Ci vuole un impegno costante e un esercizio regolare per poter sviluppare la fede. La resilienza (la capacità di sopportare le difficoltà, il dolore, la sofferenza e la perdita) è un componente fondamentale della fede e mette in atto un circolo virtuoso: chi crede che la sue performance migliorino grazie alla fede crede anche che la fede certe volte venga messa alla prova e quindi ogni volta che perde ci crede di più e si impegna di più.

Gli atleti religiosi credono fermamente nel detto “quello che non ti uccide ti rende più forte”, un adattamento di una frase pronunciata da Friedrich Nietzsche, che – ironia della sorte – era ateo.

Ma questo non cambia le cose: “la fede è prima di tutto un atteggiamento mentale. Nella fede, come nel fitness, non conta quello che dici ma quello che fai”.