SEGUI IL TUO DESTINO - Non parlarti, Ascoltati


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SEGUI IL TUO DESTINO - Non parlarti, Ascoltati

C' è una differenza sostanziale tra dirigersi e ascoltarsi. Dirigersi è imporsi una meta che hai in mente. Ad esempio: «Ho un problema (d’amore, di lavoro, interiore): devo eliminarlo». Ascoltarsi invece vuol dire: «Sento un disagio, un dolore interiore.

Bene: lo osservo, lo lascio espandere e non ho niente da dirmi. Sto in silenzio e aspetto». Se lo identifi chi come “problema”, il disagio si cronicizza. Tu ti sforzi di risolverlo, ne parli a tutti, ci ragioni sopra.

Ma è come ingabbiato in un’immagine, quella del “problema da eliminare” e finisce per occupare tutto il tuo orizzonte: tu diventi “il problema”. Se invece smetti di dirti come devono andare le cose - come dev’essere l’amore, il lavoro, tu stesso - allora vedi le tue radici che preparano il tuo destino, proprio adesso!

È così: ciò che chiami“problema”, nel profondo, sta preparando sviluppi che tu non puoi ancora vedere. Se lo combatti, non li vedrai mai. Accetta di perderti...
L’uva non sa che sarà vino.
Tu non sai cosa stai diventando.

Quando stai male o ti senti perduto, è come la fermentazione che trasforma l’uva in vino. E tu vorresti fermarla? Per farla fermentare, l’uva va spremuta e lasciata al buio. Sono queste le cose da fare; accogliere, sostare nel silenzio e nel buio e aspettare.

Allora da quel disagio si crea una metamorfosi. Non stiamo male perché le cose non sono andate come volevamo, ma perché la metamorfosi si è bloccata. Per questo, a volte, per incontrare il destino dobbiamo conoscere la crisi, il caos, il senso di vuoto, lo smarrimento.

In quel momento cadono le identifi cazioni: «Sono una brava moglie, un bravo marito, un figlio, una mamma, ho le mie idee, i miei progetti, le mie sicurezze»; di colpo tutto questo è sospeso. È allora che puoi finalmente vedere come si muovono le cose dentro di te.

E scopri cosa vuoi
Ogni emozione o stato interno non arriva per essere giudicato buono o cattivo. Vuole essere percepito. Percepire è già seguire il destino, cioè il mondo interno nel suo processo. Quando ti viene da dire: «Sono triste perché la mia vita non funziona», prova a togliere il “perché” e il “non funziona”.

Cosa resta? «Sono triste. Sento la mia tristezza, non voglio cambiarla, in questo momento la tristezza è la sola cosa che conta, la cosa più preziosa che c’è». Ecco, questo atteggiamento è quello giusto.

La vita, il destino, sta accadendo adesso, lì dove sei, con i tuoi dolori e problemi. Solo accogliendola così com’è ti accorgi di cosa vuole il tuo mondo interiore e puoi seguirlo.