“...Verso il Ponte dell’Arcobaleno”


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“...Verso il Ponte dell’Arcobaleno”

Cos’è l’Energia?

E’ forse “ardere”, è avere il “fuoco dentro”?

Quel fuoco che ti fa vivere, danzare, colorare; che quasi ti fa scoppiare per una forza irresistibile, inspiegabile, intrattenibile?

-“Lei ci crede a questo? A un fuoco inestinguibile che ti divora eternamente, ma che poi è proprio lo stesso che ti fa vivere veramente?”- mi chiesero.

Ed io risposi, alla stessa maniera del Bonaparte: “Il fuoco è tutto...il resto non conta”!

Mi piace il colore – e il calore – del fuoco, della sua fiamma. E’ avvolgente e affascinante; è seducente ed ipnotico. E’ di un colore caldo e brillante, è il colore della passione.

E’ rosso come il fuoco, che si mescola come d’incanto con l’arancio di un tramonto e con il giallo di un sole. Ma, che a ben guardare, ti fa poi perdere in un azzuro di cielo; dove attraversi il blu cobalto ed il viola indaco, per precipitare - o volare – nel buio di una notte di Luna Nera.

Ecco, perchè se sai come guardarlo, il Fuoco è un Arcobaleno!

Sì, è proprio cosi: il fuoco è energia che si veste di arcobaleno; che ti prende per mano, incantandoti e trasportandoti nel cammino di una vita accesa e luminosa.

William Blake, poeta inglese romantico e mistico, definì l’energia come “eterno piacere”.

Ma, un eterno piacere ha bisogno di fuoco e di fiamma, sempre. Deve essere un continuo evolvere e trasformare, per non spegnersi. Non può morire nè bloccarsi, deve necessariamente scorrere e fluire.

Un eterno piacere che è direttamente proporzionale alla libertà con cui l’energia può muoversi nel corpo.

Non è importante cosa facciamo, ma la sensazione di totalità e di vitalità con cui lo facciamo; quella vitalità che dipende dal movimento dell’energia e dallo scoppiettio di quel fuoco dentro...

Ma, ahime’, a volte, inciampiamo in emozioni negative e situazioni avverse, dolorose. Così, quell’energia e quel fuoco, pian piano, sembran spegnersi e bloccarsi. Così, ci sembra morire, pur continuando a respirare. Di un respiro affannoso, stanco e incatenato nelle viscere.

Di un respiro bloccato sul nostro muscolo dell’anima, lo psoas.

Muscolo che è in eterno abbraccio con il Ponte dell’Arcobaleno, più precisamente in contatto con i nostri primi tre chakra: mulhandara, svadhistana, manipura (rispettivamente chakra sacrale, o della radice – chakra del sentire, o delle emozioni – chakra dell’ombelico, o plesso solare).

Nella cultura yogistica si narra che la dea serpente, Kundalini, si desta dal suo sonno nella terra per danzare attraverso ciascun chakra, ripristinando l’arcobaleno, grazie a quella danza, come un ponte metafisico tra corpo e psiche. Cosi, l’arcobaleno “danzante” diventa l’axis mundi, l’asse centrale del mondo, che scorre verticale attraverso il centro di ciascuno di noi. E, nel nostro viaggio, i chakra sono le ruote disposte lungo questo asse; che ci conducono nella nostra ricerca evolutiva, attraverso quel ponte, per reclamare la nostra natura divina. Per ravvivarne la fiamma e l’energia, che mai può morire.

Forse, non è un semplice caso che lo psoas sia chiamato il muscolo emotivo, o il muscolo magico.

E, forse, non è altrettanto un caso che la dea serpente incominci la sua danza proprio da dove parte il nostro muscolo dell’anima.

E se lo psoas è il muscolo ricettivo del fight or flight - attacco o fuga – non può che conseguirne che ogni qual volta un individuo, nelle sue scelte di vita, non tiene conto dei suoi istinti di sopravvivenza - istinti spesso soffocati dal contesto in cui si trova - di fatto opera una chiusura-blocco dei centri più bassi, agendo sui plessi neuro ghiandolari, appunto i chakra.

Questa situazione si riflette a livello funzionale nella scarsa mobilità del bacino, cioè nell’irrigidimento del nostro psoas, con tutte le sue conseguenze fisiche e psichiche.

Il nostro muscolo dell’anima è coinvolto in comunicazioni complesse con organi e visceri, così come con il sistema nervoso centrale, quello autonomo e quello enterico. E’ situato nel luogo in cui possono essere percepite le nostre sensazioni vicerali.

La chiave di stress, ansia, tensione e blocco è proprio lì.

Potremmo paragonare il muscolo psoas ad un vero e proprio secondo cervello, al pari dell’intestino. Con importanti funzioni che si riflettono sull’intero organismo, che regolano le emozioni, i ricordi ed il piacere.

Un muscolo, lo psoas, che sente, agisce e ricorda più della testa.

Del resto, è di cervello addominale che si parla. Basti pensare che la quantità dei messaggi che il cervello addominale invia a quello centrale è pari al 90% dello scambio totale.

Quando l’intestino e lo psoas soffrono, la persona ne risente anche a livello psichico. Perchè il cervello addominale non è solo legato alle reazioni e al cibo ingerito. Esso può pensare, decidere e provare sensazioni.

Così come coliti, ulcere, bruciori di stomaco, colon irritabile sono espressioni di malessere e stress del cervello addominale.

Non solo!

Tutta la struttura dell’intestino - e dello psoas - è in intimo contatto con la colonna vertebrale e con i suoi muscoli; cosicchè l’irritazione cronica dell’intestino ha un effetto negativo sui muscoli della schiena, rendendoli contratti. E a fare le spese di questa situazione è proprio il muscolo psoas, portato così in sofferenza e bloccato.

Ma è il chakra bloccato che manda in stress lo psoas o, invece, è lo psoas - contratto e irrigidito - che manda in blocco i chakra?

Quel Ponte dell’Arcobaleno può avvicinare le culture d’oriente e d’occidente, poichè ciascuna ha qualcosa da imparare dall’altra.

Certo è che, ripristinando l’equilibrio al muscolo psoas, sentiremo rilasciare questa tensione repressa, che può avere un effetto profondo nel rilasciare timore infondato sulla vita e quindi migliorare il nostro benessere fisico e mentale.

Del Ponte dell’Arcobaleno ci narrano anche i nativi d’America, popolo di infinita saggezza che ha sempre vissuto in armonia con la natura e con ogni creatura presente sul nostro pianeta.

La leggenda da loro tramandata fino ai nostri tempi, inizia così:

“Proprio alle soglie del paradiso esiste un luogo magico chiamato il Ponte dell’Arcobaleno. Quando muore un animale che ci è stato particolarmente vicino sulla terra, quella creatura va sul Ponte dell’Arcobaleno. Sul ponte c’è acqua e cibo in abbondanza, non fa freddo ma neanche troppo caldo, non piove mai e il sole splende sempre. I cani che sono stati feriti o malati durante la loro vita guariscono, quelli che hanno sofferto abusi e maltrattamenti stanno bene e si sentono amati. I nostri amici cani ci aspetteranno lì...”.

Chi ha amato un animale sa bene cosa si prova quando muore il proprio cane. Il dolore fa perdere il respiro, paralizza; fa sentire persi e disperati.

Quel dolore che è un blocco nella pancia...e nel nostro muscolo dell’anima. Quel dolore che si riesce a superare - e sciogliere - attraversando quel ponte colorato. Perchè il problema non è arrivare da qualche parte, quanto quello di eliminare ciò che ci impedisce di vedere che ci siamo già arrivati. Con consapevolezza, attraversando anche noi quel ponte. Unendo spirito e materia, corpo e mente.

Perchè quel fuoco non possa avere più fumi neri,ma diventare fiamma!

“Hic ubi sol radiis tempestatem inter opacam adversa fulsit nimborum aspergine contra tum color in nigris exsistit nubibus arqui”, De rerum natura.

“Quando il sole nella buia tempesta risplende con i suoi raggi di fronte all’opposta accozzaglia di nembi, allora si forma tra le nere nubi l’arcobaleno”.

Buon Ponte dell’Arcobaleno nello psoas...

Rossella Pece,

ideatrice e fondatrice de “ilfitnessdellanima”, lavoro specifico sullo psoas,

autrice del libro “Accarezziamolo con calma: riflessioni e manutenzione del muscolo ileopsoas”, prossima pubblicazione in Italia.