"Il dono di imparare a meditare è il dono più grande che puoi dare a te stesso in questa vita" Sogyal Rinpoche


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"Il dono di imparare a meditare è il dono più grande che puoi dare a te stesso in questa vita" Sogyal Rinpoche

A pprendere il nuovo, se si tratta di imparare qualcosa di già organizzato e che ci viene insegnato da terzi, richiede notevoli quantità di energia psichica.

Immaginare, organizzare e creare da soli il nuovo ne richiede ancora di più, inoltre l’energia psichica necessaria dovrà avere una frequenza vibratoria più elevata rispetto all’apprendimento guidato. Entrambi questi processi sono stancanti, il secondo più del primo e così, una volta integrate le nuove conoscenze, appresa una determinata gestualità o tracciato un nuovo percorso di azione, la mente entra in modalità economia e agisce in modo abitudinario e ripetitivo. Quello che prima era nuovo, diviene consueto e può essere utilizzato con un consumo energetico estremamente ridotto, impegnando una frequenza vibratoria decisamente inferiore.

RIPETIZIONE INFINITA 
I processi ripetitivi e abitudinari sono indispensabili nella vita quotidiana, rendono possibile compiere un gran numero di azioni e permettono di assolvere molti compiti consumando il minimo e con un livello di efficienza che migliora con il tempo.

Più ripetiamo una certa azione in un determinato modo e più preciso diverrà il nostro agire, mentre diminuiscono il tempo e l’energia necessaria a compierla. Dato per accettato che tali comportamenti sono indispensabili e vantaggiosi, non dobbiamo per questo nascondere gli aspetti limitanti e riduttivi che essi comportano: se ho trovato una soluzione buona o almeno accettabile, indipendentemente dalla questione a cui questa si riferisca, difficilmente avrò voglia di cercarne una migliore, investendo tempo ed energia in questa impresa. Se poi gli stimoli al cambiamento o la necessità allo stesso diminuiscono (perché il vecchio sistema funziona in modo accettabile oppure con l’avanzare dell’età), può accadere che i comportamenti abitudinari, da vantaggio si trasformino in barriere invalicabili, capaci di limitare e ridurre quasi a zero la nostra capacità di imparare, di cambiare, di essere creativi. La nostra psiche ormai impigrita smette di produrre quell’energia luminosa e vibrante in grado di alimentare la creatività e finiamo per comportarci come un topolino nella sua ruota girevole, sgambettiamo e ci affanniamo per rimanere sempre nello stesso posto, prigionieri dei nostri schemi mentali, dei gesti ripetuti, delle abitudini vincolanti.

CAMBIARE, SINONIMO DI MEDITARE 
Esistono molte cose di cui non siamo soddisfatti e che vorremmo cambiare ma troppo spesso rimandiamo, altre volte rinunciamo oppure cerchiamo il cambiamento ma non vediamo le opportunità.

Le nostre capacità immaginative e creative sono in riserva e non sappiamo dove trovare luce, idee, prospettive alternative, non sappiamo come sfuggire ai circoli di pensiero coercitivo in cui ci siamo involontariamente rinchiusi.

Cercando il nuovo, l’alternativa, la soluzione a una condizione limitante e insoddisfacente, abbiamo necessità di tre cose: energia ad alto potenziale psichico, superamento del conosciuto e fede nella possibilità di avere successo, ovvero certezza interiore di una buona riuscita in funzione di un impegno costante e privo di esitazioni.

La meditazione è la via da percorrere, grazie a essa potremo superare qualsiasi  schematismo o visione erronea per entrare in contatto con la mente creativa, accumulando anche l’energia psichica necessaria a renderla attiva e stabile, trovando soluzioni coerenti e vantaggiose a ogni problema e condizionamento, superando facilmente quei limiti che oggi ci sembrano invalicabili ma che, nella maggior parte dei casi, sono solo frutto di barriere autoimposte e di sclerosi mentale.

Attraverso la meditazione creiamo un contatto aperto e splendente con la coscienza: essa non ha limiti, può andare ovunque e conoscere ogni cosa.

Quando la mente creativa entra in contatto con la coscienza, l’energia cosmica fluisce in noi senza barriere, donandoci una scorta inesauribile che ci permetterà di affrontare qualsiasi situazione, creare nuovi percorsi, immaginare la nostra vita e rendere quelle immagini realtà.

LA MEDITAZIONE
Il processo meditativo è qualcosa di estremamente semplice, è sufficiente mettersi seduti in una posizione accosciata, con la schiena diritta, la testa allineata, le spalle scivolate, le braccia morbide. Diamo alla nostra mente l’input di percepire il bacino pesante, gli ischi che scendono nel terreno e, immediatamente, riusciremo a sentire schiena e collo allinearsi mentre il capo diviene leggero.

Immaginiamo ora il nostro collo allungarsi progressivamente, sino ad attraversare dapprima il soffitto e poi il tetto, sino a elevarsi oltre le strutture, esposto alla brezza e alla luce, mentre il bacino sprofonda nel terreno. Radichiamoci in queste sensazioni, e solo a quel punto, entriamo nel passaggio successivo, realizzando con entrambe le mani la Shunya* Mudra, il Gesto della Vacuità. Le mani sono sulle cosce, aperte e con i palmi rivolti verso l’alto, più o meno vicini alle ginocchia in funzione della posizione seduta scelta.

Focalizziamo l’attenzione sulla mano sinistra e, con estrema lentezza, avviciniamo la punta del medio alla base del pollice. Oltre che estremamente lento il movimento va mantenuto uniforme, evitando accelerazioni o rallentamenti. Questo richiede intensa concentrazione, che si sviluppa sempre più chiara e forte con la pratica. Per dare una misura temporale, questo movimento dovrebbe durare almeno un minuto, ma nel tempo può dilatarsi anche a tre o più. Quando il polpastrello entra in contatto con la base del pollice allora il pollice si sposta sul medio, sempre con un movimento estremamente lento.

Si ripete tutto il processo con la mano destra, seguendo le medesime modalità. Realizzata la Mudra con entrambe le mani, focalizziamo l’attenzione sul contatto del polpastrello del dito medio con la base del pollice, sul contatto del polpastrello del pollice con la falangina del medio e più in generale sulla percezione complessiva delle mani, cercando di mantenerla viva e presente ma senza attivare nessun pensiero discorsivo, rimanendo sempre nella sensazione.

Il miglior modo per ottenere il silenzio della mente è, infatti, dirigere l’attenzione su una sensazione.

In questo caso si tratta di una sensazione di tipo superiore, che scaturisce da una Mudra consacrata dai grandi Saggi e Guru dello Yoga, un gesto sacro, capace di proiettarci oltre i limiti del pensiero articolato e frammentario, in una dimensione in cui il silenzio diviene il tappeto volante capace di trasportarci in dimensioni senza tempo e senza barriere.

Qui la mente creativa può facilmente assorbire energia al massimo livello vibrazionale, espandersi ed entrare in contatto con percorsi assolutamente originali, veramente nuovi e genialmente creativi.

Senza quasi rendercene conto, nella quiete di una ritrovata serenità, giorno dopo giorno, la meditazione cambierà la nostra vita nel segno dell’armonia, dello splendore e della saggezza.