Le verita' nascoste sui cibi


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Le verita' nascoste sui cibi

Ci attirano come calamite, perche' fanno leva sul nostro genuino desiderio di mangiare sano e di mantenerci in forma grazie al buon cibo. Sono gli alimenti che si autorappresentano come piu' salutari e leggeri. Ricchi di nutrienti benefici e poveri di sostanze che sarebbe meglio limitare.

Con piu' fibre e meno calorie. Con piu' vitamine e meno grassi. Con piu' minerali e meno zuccheri. Non si esaltano solo gli aspetti nutrizionali: molti prodotti sono addirittura formulati per poter sciorinare effetti sull’organismo e vantare capacita' di apportare vantaggi o ridurre rischi per la salute.

Sugli scaffali c’e' una vera e propria esplosione di benessere. Stando agli slogan, si trovano latti fermentati che riducono la stanchezza e altri che rinforzano le difese immunitarie, biscotti che mantengono sotto controllo il colesterolo, passate di pomodoro che hanno virtu' antiossidanti, formaggini che fanno bene allo sviluppo osseo dei bambini e tanto altro ancora.

Va detto che il piu' delle volte si tratta di prodotti formalmente in regola con le norme attualmente in vigore. Norme che, pur avendo messo un freno all’incontrollata proliferazione di slogan ingannevoli di qualche anno fa, sono per.

ancora lacunose. Ed e' in queste pieghe che si insinuano messaggi equivoci ed elusivi che possono trarre in errore i consumatori. Basati su dati scientifici Ecco in breve cosa e' avvenuto. Un regolamento europeo (il numero 1924/2006) ha messo al bando le indicazioni false, ambigue e fuorvianti, elencando le diciture ammesse.

Queste ultime sono distinte tra slogan nutrizionali (per esempio “a ridotto contenuto calorico”) e slogan sulla salute (“rafforza le difese naturali dell’organismo”). Lo stesso regolamento prevede precisi criteri per usare ciascuno degli slogan ammessi.

Criteri che valgono tanto per le affermazioni che compaiono sulle confezioni degli alimenti quanto per quelle che accompagnano qualsiasi forma di comunicazione commerciale ad essi relativa, dagli spot televisivi alle pubblicita' sui giornali, dai siti internet alle brochure.

Per esempio si puo' usare il claim “senza grassi” solo se il prodotto contiene non piu' di 0,5 g di grassi per 100 g o 100 ml. Allo stesso modo l’indicazione “contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario” e' possibile se il prodotto contiene la vitamina D o la B6.

Dietro i criteri emanati dalla Commissione europea c’e' il vaglio scientifico dell’Autorit. europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Questa, dopo aver passato in rassegna i risultati di migliaia di studi, ha potuto da un lato avallare la fondatezza scientifica di alcune affermazioni e dall’altro rigettarne altrettante non supportate dai fatti.

L’uso dei claim consentiti dal regolamento europeo e' possibile anche se la sostanza in questione − per esempio una certa vitamina o un tal minerale − non e' presente naturalmente nell’alimento ma viene addizionata a bella posta.

Conta la qualità complessiva Il fatto che i prodotti vengano sottoposti a processi di ingegneria alimentare affinche' contengano ingredienti e nutrienti che consentono l’uso di slogan “acchiappaconsumatori” non e' molto corretto, perche' rappresenta il minore dei mali.

Il vero problema e' che i claim nutrizionali e salutistici si basano su singoli ingredienti o nutrienti − per esempio gli omega 3, le fibre, la tal vitamina o il talaltro minerale (calcio, ferro, magnesio) − e non tengono conto della composizione complessiva dell’alimento, che potrebbe essere fortemente sbilanciata sotto il profilo dei grassi, degli zuccheri o del sodio.

Il risultato e' che con questi espedienti i prodotti appaiono piu' raccomandabili per la salute rispetto ad altri, mentre in realta' non lo sono affatto. Anzi, potrebbero essere addirittura peggiori. In pratica si finisce per porre l’accento su una parte dimenticando il tutto.

E cosi' succede che cereali che sulla scatola strombazzano di essere fonte di calcio, vitamina D e fibre, strizzando l’occhio a mamme desiderose di assicurare ai loro figli nutrienti preziosi, siano in realta' un concentrato di zuccheri e grassi tutt’altro che sano.

Allo stesso modo, crackers che vantano il 40% di grassi in meno (sottinteso: rispetto a quanto ne contengano prodotti analoghi in commercio) poi hanno una quantita' esagerata di sale: magari maggiore di quella di altri crackers compagni di scaffale che pero' non si autoincensano.

Un compleanno (mancato) Per evitare queste distorsioni, il regolamento europeo 1924/2006 aveva previsto la definizione dei “profili nutrizionali”, cioe' una serie di soglie su determinati parametri critici per gli alimenti: zuccheri, grassi saturi e sodio.

Un compito assegnato alla Commissione europea, che avrebbe dovuto svolgerlo in tempo perche' i profili entrassero in vigore il 19 gennaio del 2009. Purtroppo, a distanza di dieci anni, siamo qui a ricordare il compleanno dei profili mai nati.

Perche' una brutta notizia che i profili non siano gia' tra noi? Perche' questi avrebbero svolto una funzione fondamentale, quella di filtro per l’uso degli slogan nutrizionali e salutistici. Secondo il regolamento, basta superare uno dei tre valori-soglia (grassi saturi, zuccheri, sodio) per far scattare il divieto assoluto di usare qualsivoglia claim salutistico.

Mentre per l’utilizzo di uno slogan nutrizionale e' tollerato lo sforamento di una soglia, a patto che poi compaia accanto allo slogan la dicitura .elevato contenuto di...., con il riferimento, appunto, al componente presente in eccesso.

In verita' nel 2009 una proposta per definire i profili nutrizionali la Commissione la fece, ma fu ritirata in mezzo ad accese discussioni. Siderale la distanza tra le posizioni dell’industria alimentare (che consider.

quelle soglie troppo stringenti) e quelle delle organizzazioni dei consumatori (tra cui Altroconsumo), che invece le giudicarono troppo permissive. La trattativa fu congelata. Il problema e' che da quel di' non e' mai piu' uscita dal freezer.

ALCUNI ESEMPI Nesquik Nestlè per sedurre le mamme esalta la presenza di ferro, zinco e vitamina D. La dose di zucchero però è di 75 g ogni 100 g, caratteristica che avrebbe fatto scattare l’obbligo di riportare l’avvertimento «Elevato tenore di zuccheri».

Coco Pops Kellog’s
Ancora una volta una merenda per i più piccoli che attira le mamme con la dicitura «Fonte di calcio, vitamina D e fibre». Claim che non avrebbe potuto usare, dal momento che supera sia il limite suggerito per gli zuccheri sia quello per i grassi.

Amica Chips strombazza un meno 30% di grassi. Peccato che abbia una quantità di sale decisamente superiore a quella tollerata dalle soglie di sodio proposte dalla Commissione per questo genere di prodotti nel 2009. Se queste fossero state in vigore il vanto sui minori grassi sarebbe stato accompagnato dal demerito sul sodio, cioè dalla dicitura: «Elevato tenore di sale».

Merenda Fruttolo Nestlé vanta in etichetta di essere fonte di calcio e di vitamina D. A causa dei grassi saturi e degli zuccheri in eccesso, questa merenda non avrebbe potuto riportare gli stessi slogan, se solo iprofili nutrizionali fossero già legge.

Flauti Mulino Bianco sulla confezione pongono l’accento sulla riduzione degli zuccheri (-32%). Un’indicazione che sarebbe stata bocciata, a causa dell’eccesso di grassi saturi e degli stessi zuccheri, che infatti superano i valori soglia proposti dalla Commissione per i prodotti a base di cereali.

RisosuRiso Galbusera apporta almeno 1 g di betaglucani di orzo e avena per porzione. Per questa ragione rientra nei parametri previsti dall’Efsa per poter vantare la capacità di ridurre il colesterolo nel sangue.

Questi crackers contengono però troppo sale: se i limiti proposti per il sodio avessero piena efficacia legale, lo slogan sul colesterolo non si sarebbe potuto usare. Rodeo San Carlo, a causa del contenuto in eccesso di sale e grassi saturi, tale da superare le soglie proposte per queste sostanze, si sarebbe visto bocciare il claim «Fonte di fibre», che ora occhieggia sul sacchetto.